Il vangelo secondo Matteo

Il vangelo secondo il poeta

di Marcello Moriondo

Il 2 novembre 1975 ci lasciava, a seguito di un atto scellerato, che sembrava partorito da uno dei suoi romanzi, Pier Paolo Pasolini, Uno dei massimi poeti del secolo scorso, nato il 5 marzo di 100 anni fa, regista, scrittore, saggista, linguista. Insomma un grande intellettuale.

La sua opera più controversa, insieme a Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), fu Il Vangelo secondo Matteo. La scelta di girare questa ennesima versione della storia di Cristo non deve assere stata per nulla facile, soprattutto se l’autore ha scelto di dare alla pellicola un taglio meno didascalico rispetto al passato, una naturalezza artistica e poetica, come descriveva lo stesso Pasolini in una lettera al produttore del film, Alfredo Bini, nel giugno del 1963. “Voglio fare pura opera di poesia, rischiando magari i pericoli dell’esteticità (Bach e in parte Mozart, come commento musicale: Piero della Francesca e in parte Duccio per l’ispirazione figurativa; la realtà, in fondo preistorica ed esotica del mondo arabo, come fondo e ambiente). Tutto questo rimette pericolosamente in ballo tutta la mia carriera di scrittore, lo so. Ma sarebbe bella che, amando così svisceratamente il Cristo di Matteo, temessi poi di rimettere in ballo qualcosa”.

Tra gli attori spiccano nomi di poeti e scrittori celeberrimi.

È stato un percorso lungo e sofferto, per il laico Pasolini. La rilettura del Vangelo, la stesura della sceneggiatura col parere condiviso di illustri teologi, quindi il lungo sopralluogo in Terra Santa, che diventa anche un film di 55 minuti, Sopralluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo. Luoghi che ha descritto nelle sue poesie, in particolare in Israele e L’alba meridionale, entrambe pubblicate nella raccolta Poesia in forma di rosa (1964), Riproposte polemicamente durante il conflitto Israele-Palestina nel 1967 su Nuovi Argomenti, la rivista diretta da Alberto Moravia. Poi la scelta della Basilicata, in particolare di Matera e dintorni come location. Matera diventerà il sito ottimale per altri film ispirati ai Vangeli e alla Bibbia. Nel 1985 Bruce Beresford gira King David; Mel Gibson nel 2002 La passione di Cristo; Catherine Hardwicke The Nativity Story nel 2006; The Obscure Brother (2007) è di Linda Di Franco.

Altri registi hanno scelto quei luoghi per realizzare i propri film. Tra loro è giusto citare Alberto Lattuada (La lupa, 1953), Roberto Rossellini (Viva l’Italia, 1961, Anno uno, 1974), Luigi Zampa (Anni ruggenti, 1962), Lina Wertmuller (I basilischi, 1963), Francesco Rosi (C’era una volta, 1967, Cristo si è fermato ad Eboli, 1979, Tre fratelli, 1981), i fratelli Taviani (Allonsanfan, 1974, Il sole anche di notte, 1990), Fernando Arrabal (L’albero di Guernica), Giuseppe Tornatore (L’uomo delle stelle, 1995).

Ma Matera è anche stata dichiarata Capitale Europea della Cultura per l’Anno 2019.

Mary di Abel Ferrara

Il mistero di Maddalena

di Marcello Moriondo

Pier Paolo Pasolini, di cui abbiamo ricordato i 30 anni dalla morte il 2 novembre, nel 1963 diresse La ricotta,e automaticamente partì la denuncia per vilipendio alla religione di Stato. Era il preludio della contestazione con sputi dei fascisti alla Mostra di Venezia l’anno successivo, dove Pasolini vinse il Gran premio della giuria con Il vangelo secondo Matteo, dedicato a Giovanni XXIII.

Nel 1985, quando Je vous salue Marie di Jean-Luc Godard ha raggiunto le sale parigine, c’è stata una deplorazione del pontefice, gruppi di preghiera riparatori e manifestazioni. Le proteste sono arrivate fino all’incendio di una sala in cui doveva essere proiettato il film.

Nel 1988 Martin Scorsese ha presentato alla Mostra di Venezia L’ultima tentazione di Cristo e subito è partita la contestazione degli integralisti (ma non solo) cattolici, che sono riusciti a infiltrarsi persino in conferenza stampa, con l’intenzione di boicottare il regista.

Nel film Mary di Abel Ferrara, assistiamo alla ripetizione di questo rito contestatorio verso chi, presentando quei fatti accaduti 2000 anni fa, non lo fa nel modo tradizionalmente riconosciuto. In Mary (per ora) sono proteste virtuali, in quanto si rivolgono a un regista inventato, all’interno di una finzione cinematografica. Ma cosa scatena queste prese di posizione? Di cosa era accusato Pasolini? Quello che maggiormente sembra scandalizzare, è la rappresentazione dell’incarnazione. Se Pasolini la raffigurava in senso estetico, dando a Gesù un aspetto umano, che usciva dall’iconografia delle immagini sacre, Godard andava oltre, mostrando la nudità della Madonna, col ventre che si ingrossava, riproducendo visivamente il ciclo della vita terrena. Scorsese ha scavato ancora più a fondo, mostrando che facendosi uomo, Cristo era attraversato da tentazioni umane, come quella che lo vede, sulla croce, a immaginare un percorso terreno con Maria Maddalena, sua compagna e madre dei suoi figli.

Comunque sia, tutti questi registi hanno affrontato i vangeli da un loro punto di vista, proponendo qualcosa di nuovo rispetto alla ripetizione millenaria di questa storia. Ecco perché The Passion di Mel Gibson non rientra tra questi, dato che, a parte la violenza truculenta hollywoodiana, non ci ha raccontato nulla di nuovo.

Di Maria Maddalena si occupa Ferrara partendo da un film su di lei, girato dopo la pubblicazione dei ritrovati vangeli della Maddalena, ritrovati recentemente e tradotti da Jean-Yves Leloup, che appare nella pellicola intervistato alla televisione. Secondo un altro vangelo non riconosciuto, quello di Filippo, lei in realtà si chiamava Myriam de Magdala, non era una prostituta, ma era uno dei discepoli prediletti di Cristo, in competizione con Pietro.

Ferrara racconta quattro storie che si intrecciano. Marie (Juliette Binoche) è l’attrice che ha il ruolo di Maddalena, che alla fine delle riprese di This is my Blood fatica a uscire dal personaggio e, invece di tornare negli States, decide di fermarsi a Gerusalemme in cerca di verità. Tony (Matthew Modine) è il regista del film nel quale interpreta il ruolo di Cristo. È egocentrico e crede il portatore della verità. In realtà sembra molto più preoccupato a che i manifestanti non blocchino la sua serata della prima. Ted (Forest Whitaker) è un conduttore televisivo che sta presentando una serie di special sulla vita di Gesù, con esperti in studio che vanno dal già citato Leloup ad Amos Luzzati. Allo stesso tempo lui, che non sa come si fa a pregare, è vittima di una crisi personale, con la moglie incinta (Heather Graham) che rischia la morte col figlioletto. È qui che Marie esce dal ruolo di attrice per entrare in quello del discepolo che conforta e consiglia. La quarta storia è la Maddalena del film, con dialoghi tratti dai vangeli ritrovati, immagini e parole intervallate ad avvallare o a controbattere il tragitto scenico della pellicola. Ferrara non dà risposte ma, come la Marie del suo film, è in continua ricerca della verità, irta di contraddizioni.

I conflitti dilaganti nel mondo (la tivù trasmette in continuazione scene di guerra e di violenza) sembrano influenzare la vita dei personaggi (analizzati senza pietà dai primi piani), il loro destino, insinuando un collegamento tra la violenza e la sopravvivenza dell’umanità.

Marcello Moriondo

Alcune passioni cinematografiche

PASSIONI PASQUALI 2022

di Marcello Moriondo

LA RICOTTA, 1963

È un cortometraggio inserito nel film a episodi RO.GO.PA.G., E racconta il martirio per congestione di un attore mentre è crocifisso ed esposto al solleone nei panni di uno dei due ladroni sotto la regia di un cinico Orson Welles. LA RICOTTA costò a Pasolini una condanna di quattro mesi per vilipendio della religione di Stato.

JESUS CHRIST SUPERSTAR, 1974

Norman Jevison trasporta sul grande schermo l’opera rock di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber. Il nuovo testamento riadattato per la “Generazione Vietnam”. Completamente girato in Israele, racconta in musica i controversi rapporti tra Cristo, Giuda e la Maddalena, nonché la cospirazione dei sacerdoti e la conseguente passione.

IL VANGELO SECONDO MATTEO, 1964

L’autore ha scelto di dare alla pellicola un taglio meno didascalico rispetto al passato, una naturalezza artistica e poetica, come descriveva lo stesso Pasolini in una lettera al produttore del film, Alfredo Bini, nel giugno del 1963. “Voglio fare pura opera di poesia, rischiando magari i pericoli dell’esteticità (Bach e in parte Mozart, come commento musicale: Piero della Francesca e in parte Duccio per l’ispirazione figurativa; la realtà, in fondo preistorica ed esotica del mondo arabo, come fondo e ambiente). Tutto questo rimette pericolosamente in ballo tutta la mia carriera di scrittore, lo so. Ma sarebbe bella che, amando così svisceratamente il Cristo di Matteo, temessi poi di rimettere in ballo qualcosa”.

Tra gli attori spiccano nomi di poeti e scrittori celeberrimi.

È stato un percorso lungo e sofferto, per il laico Pasolini. La rilettura del Vangelo, la stesura della sceneggiatura col parere condiviso di illustri teologi, quindi il lungo sopralluogo in Terra Santa, che diventa anche un film di 55 minuti, Sopralluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo. Luoghi che ha descritto nelle sue poesie, in particolare in Israele e L’alba meridionale, entrambe pubblicate nella raccolta Poesia in forma di rosa (1964), Riproposte polemicamente durante il conflitto Israele-Palestina nel 1967 su Nuovi Argomenti, la rivista diretta da Alberto Moravia. Poi la scelta della Basilicata, in particolare di Matera e dintorni come location.

GOLGOTHA, 1935

Duvivier, trasferitosi per l’occasione in Algeria, racconta in bianco e nero l’ultima settimana di vita di Cristo. Assistiamo quindi all’entrata in Gerusalemme, all’incontro con Ponzio Pilato, la passione, la crocifissione e la resurrezione. Molti teorizzarono che il regista fosse ispirato dalla tecnica cinematografica sovietica, allora all’avanguardia. Comunque, i passi essenziali del Vangelo sono stati rispettati.

L’ULTIMA TENTAZIONE DI CRISTO, 1988

Un perfetto ed esemplare esternazione del “gioco del se”. E se Gesù Cristo, preso dalla disperazione, avesse ceduto alle tentazioni di Satana? Un lungo percorso filosofico passato alla Mostra di Venezia, dove gli integralisti cattolici manifestarono a più riprese accusando Scorsese di eresia e oltraggio, spesso senza mai aver visionato al pellicola.

MARY, 2005

Ferrara si occupa di Maria Maddalena partendo da un film su di lei, girato dopo la pubblicazione dei ritrovati vangeli della Maddalena, rinvenuti recentemente e tradotti da Jean-Yves Leloup. Secondo un altro vangelo non riconosciuto, quello di Filippo, lei in realtà si chiamava Myriam de Magdala, non era una prostituta, ma era uno dei discepoli prediletti di Cristo, in competizione con Pietro.

Ferrara racconta quattro storie che si intrecciano. Marie (Juliette Binoche) è l’attrice che ha il ruolo di Maddalena, che alla fine delle riprese di This is my Blood fatica a uscire dal personaggio e, invece di tornare negli States, decide di fermarsi a Gerusalemme in cerca di verità. Tony (Matthew Modine) è il regista del film nel quale interpreta il ruolo di Cristo. È egocentrico e si crede il portatore della verità. In realtà sembra molto più preoccupato che i manifestanti non blocchino la sua serata della prima. Ted (Forest Whitaker) è un conduttore televisivo che sta presentando una serie di special sulla vita di Gesù, con esperti in studio che vanno dal già citato Leloup ad Amos Luzzati. Allo stesso tempo lui, che non sa come si fa a pregare, è vittima di una crisi personale, con la moglie incinta (Heather Graham) che rischia la morte col figlioletto che porta in grembo. È qui che Marie esce dal ruolo di attrice per entrare in quello del discepolo che conforta e consiglia. La quarta storia è la Maddalena del film, con dialoghi tratti dai vangeli ritrovati, immagini e parole intervallate ad avvallare o a controbattere il tragitto scenico della pellicola. Ferrara non dà risposte ma, come la Marie del suo film, è in continua ricerca della verità, irta di contraddizioni.

I conflitti dilaganti nel mondo (la tivù trasmette in continuazione scene di guerra e di violenza) sembrano influenzare la vita dei personaggi (analizzati senza pietà dai primi piani), il loro destino, insinuando un collegamento tra la violenza e la sopravvivenza dell’umanità.