BIT, BORSA INTERNAZIONALE DEL TURISMO 2018 di Maurizio Ferrari

Dall’11 al 13 febbraio Fiera Milano City ha ospitato BIT, la Borsa Internazionale del Turismo che ormai è diventata una manifestazione storica, organizzata da Fiera Milano e iniziata nel 1980. Si tratta di un evento aperto al pubblico nella giornata di domenica e che si estende agli operatori del settore nei due giorni successivi. Si trova il pubblico dei viaggiatori o semplicemente di curiosi delle cose del mondo e quella degli operatori professionali della filiera tradizionale, agenti di viaggi, tour operator, compagnie di trasporto, fornitori di tecnologia, stampa di settore e hotel. Proprio parlando con alcuni operatori del compartimento alberghiero si scopre che anche qui non è più come una volta, quando soprattutto nelle città d’arte ci si appoggiava al turista che veniva una volta soltanto e quindi non era necessariamente coccolato. Ora tanti albergatori puntano moltissimo sul proprio prodotto, ne incrementano la tecnologia, lo pubblicizzano su internet e vanno alla ricerca di nuovi mercati sempre più personalizzati e multitarget, comunicando nuove emozioni, solleticando il turismo enogastronomico e precorrendo le necessità del turista quando arriverà in hotel. Ma tanti erano i motivi di interesse e le aree tematiche, come il Recruiting per il settore turistico quale opportunità per scegliere personale qualificato e dare impulso alla propria impresa. C’è stato poi il BeTech, area dedicata al digitale e alla tecnologia di Bit per riunire i servizi di business e networking. È stato un avvenimento molto frequentato, considerando i 1.500 buyer da 79 Paesi in particolare da Centro e Sudamerica, Middle East, Est Europa, India, Russia e USA e i 46 mila visitatori a caccia di informazioni su borghi, isole, mete esotiche, buon cibo e aree tematiche che rafforzano la formula esperienziale quali A Bit of Taste, I Love Wedding, Bit4Job e Turismo LGBT, a prospettare le destinazioni più friendly, le proposte più originali come le crociere LGBT e l’opportunità per l’Italia di ampliare e destagionalizzare i flussi turistici: tutto questo anche grazie alla recente vittoria di Milano nella corsa per ospitare nel 2020 la 37ª Convention IGLTA sul Turismo LGBT. Insomma una manifestazione ricca di interessi, che vale la pena di andare a vedere anche solo per curiosare di mondi lontani e dove ogni stand ti offre qualcosa, un sake, un liquore, un dolcino, una mappa della sua nazione o anche solo un sorriso di benvenuto.
L’appuntamento con la prossima edizione è a FieraMilanoCity dal 10 al 12 febbraio 2019.

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LA NOTTE BRAVA DEL SOLDATO COLIN di Marcello Moriondo

L’INGANNO

di Sofia Coppola con Colin Farrel, Nicole Kidman – USA 2017, 91′

Dal romanzo di Thomas Cullinan

La regista americana Sofia Coppola era arrivata sulla Croisette giusto in tempo per partecipare al photocall d’eccezione in occasione dell’anniversario per i 70 anni di Festival di Cannes. Una specie di foto di famiglia in un esterno cui hanno partecipato 113 artisti, molti dei quali vincitori di Palma d’Oro. Sofia, durante l’evento, era accompagnata dalle tre attrici principali del suo film in competizione, L’inganno (Premio della Regia): Nicole Kidman, Kirsten Duns e Elle Fanning, più l’interprete maschile, Colin Farrell.

La Coppola ci racconta una storia sullo sfondo della Guerra di Secessione, un testo già scritto da Thomas Cullinan nel suo libro Beguiled. Nel 1971 Don Siegel aveva portato sullo schermo una riduzione cinematografica di quel romanzo intitolata La notte brava del soldato Jonathan, e interpretata da Clint Eastwood. La pellicola di Siegel, nonostante i nomi del regista e dell’attore, all’epoca fu un flop, singolare quindi il fatto che Sofia abbia scelto di riproporre proprio quest’opera. Ma poi, se scrutiamo i personaggi, soprattutto la presenza delle ragazze e delle istitutrici, che ci ricordano in qualche modo le Vergini suicide di 17 anni fa, possiamo benissimo capire l’interesse della regista verso questo racconto e la sua nuova rappresentazione, tutta al femminile: il dramma del nordista dal punto di vista delle donne. E non è detto che si tratti di un semplice remake: può essere nient’altro che la trasposizione del romanzo.

La trama è la stessa: una ragazzina s’avventura nel bosco alla ricerca di funghi, mentre rimbombano poco lontano le cannonate. La piccola, il cui comportamento ricorda Cappuccetto Rosso, trova i desiderati funghi, non incontra il lupo cattivo ma un giovane caporale dell’Unione (Colin Farrell) ferito seriamente a una gamba. La giovane lo aiuta a rialzarsi e faticosamente lo accompagna al pensionato in cui vive con alcune compagne. È un collegio dallo stile tipicamente coloniale, all’americana, dove si insegnava le buone maniere alle ragazze delle famiglie benestanti del Sud. L’istituto è rimasto, a causa degli eventi, in una sorta di Limbo, dove donne di età diversa si trovano rinchiuse. È una terra di nessuno: a sud i confederati che resistono e a nord i soldati dell’Unione che incalzano. In quel luogo così vicino ma per vari motivi altrettanto lontano dal conflitto in corso, il caporale viene accolto e curato secondo la carità cristiana e trattato, da questo sparuto gruppo di donne e ragazzine, come un vero e proprio ospite. Siamo comunque in territorio sudista per cui il soldato è IL nemico nordista. Miss Martha (Nicole Kidman), che dirige l’istituto, mette subito dei paletti spiattellando in faccia al soldato la sua presenza non gradita, frutto esclusivamente della loro carità cristiana e che, una volta ristabilito, sarà consegnato all’esercito sudista. Mentre proseguono regolarmente i lavoretti in giardino, le preghiere, le lezioni di francese e di musica, tra le componenti più mature del gruppo, Miss Martha, l’insegnante (Kirsten Dunst) e un’alunna (Elle Fanning) nascono curiosità, sentimenti e desideri che vanno oltre l’obbligo di carità. Naturalmente l’ospite “indesiderato” sta al gioco alimentando con promesse e tentativi di seduzione le aspettative delle tre donne, sperando di trovare, nella complicità di una di loro, una via di fuga. Ma l’attizzare sentimenti repressi e gelosie non giova al buon soldato.

La regista racconta con naturalezza ed eleganza questo squarcio d’ America ottocentesca, appoggiata in ciò da un cast formidabile. Le donne si dimostrano diaboliche trasformando i loro sentimenti da caritatevoli a smanie di seduzione fino ai sadici proponimenti ben espressi nello sguardo cinico di Miss Martha.

Kirsten Dunst ha già lavorato per la regista in Il giardino delle vergini suicide e Marie Antoinette, oltre a un cameo in Bling Ring.

Elle Fanning era nel cast di Somewhere e nel film del padre di Sofia, Francis Ford, Twixt.

Le musiche, come in Somewhere sono del gruppo francese Phoenix.