IL PRIMO E UNICO AMORE DI DESPLECHIN di Marcello Moriondo

Esce anche in Italia, finalmente il film di uno dei maggiori autori cinematografici francesi.

Colpisce soprattutto la parte centrale, quella più consistente, di I miei giorni più belli di Arnaud Desplechin (film il cui titolo originale, sicuramente più poetico, Trois souvenirs de ma jeunesse, ricorda un passaggio della canzone Que reste-t-il de nos amours di Charles Trenet), è tutta incentrata nel ricordo del primo e unico amore del giovane protagonista. Un amore tormentato, inizialmente “rubato” ai vari compagni della ragazza, poi vissuto come esclusivo. Lontano da lei per studio lui intreccia un’altra relazione, accettata in via epistolare dalla sua compagna. Ma quando torna al paese e scopre che anche lei si è data da fare in sua assenza, scatta l’orgoglio maschile ferito. Al maschio tutto è concesso e la fedeltà richiesta è solo a senso unico.

Al film, passato al Festival di Cannes nel 2015, è stato aggiudicato il Cesar 2016 per la miglior regia.

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CORTEGGIANDO VIMODRONE

 

PRIMA EDIZIONE DEL CONCORSO DI CORTOMETRAGGI “CORTeggiando VIMODRONE”, ORGANIZZATO DA CINEFORUM VIMODRONE CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI VIMODRONE.
BANDO DI CONCORSO 2016.

Sei un appassionato del mondo audiovisivo e ti cimenti nella produzione di video dietro una macchina da presa ? Vuoi esprimere il tuo talento e metterti in evidenza sul mondo professionale audiovisivo ?
Questa può essere una bella opportunità.

La prima edizione del concorso di Cortometraggi “CORTeggiando Vimodrone”, si propone la promozione della cultura e della tecnica cinematografica attraverso i nuovi linguaggi cinematografici, la riflessione culturale e critica sui grandi temi della nostra vita, l’incentivazione all’iniziativa di esordienti nel campo della produzione audiovisivi .
Con il concorso si vuole portare allo scoperto questo mondo, indirizzandolo su “buone idee” che possono dire molto sulla vita sociale della nostra città, e allo stesso tempo interessare chi ha sempre desiderato realizzare un prodotto audiovisivo e non lo ha fatto per mancanza di motivazioni sufficientemente valide.

Può altresì essere uno stimolo per i giovani, studenti e non; portarli a comunicare al mondo le loro “idee”, i loro sogni, i loro disagi, la loro visione del mondo.
L’iniziativa vuole promuovere , attraverso la pubblicazione delle opere prescelte e riconoscimenti anche economici, il confronto con il linguaggio cinematografico senza alcuna restrizione di categorie: opere documentaristiche, di finzione, animazione, tradizionali o sperimentali. Il concorso è indirizzato particolarmente, ma non esclusivamente, ad opere realizzate da produzioni indipendenti.

La partecipazione è gratuita, aperta a tutti i film-makers e video-makers .
Il concorso prevede due sezioni:
(A) “L’universo giovani oggi. Il futuro che verrà “
La visione del mondo e della realtà attuale attraverso gli occhi delle nuove generazioni. Quali i loro desideri e sogni per il loro futuro.
(B) “Vivere Vimodrone”
In occasione del 150° dalla nascita del Comune di Vimodrone , la sezione è dedicata a cortometraggi ed opere video inerenti alle proprie esperienze e visioni di vita , personali , culturali e civili nel nostro comune.
IN ALLEGATO IL REGOLAMENTO DEL CONCORSO, CHE VEDRA’ LA SCADENZA IL 31 AGOSTO 2016.

GLI AMANTI IMPOSSIBILI di Marcello Moriondo

L’amore disperato è un elemento che ricorre spesso nel cinema francese.

In MARGUERITE E JULIEN – La leggenda degli amanti impossibili di Valérie Donzelli, passato lo scorso anno al Festival di Cannes, appare un’attrice della dinastia dei Garrel, Esther, figlia Philippe e sorella di Louis. È l’istitutrice che nell’orfanotrofio femminile racconta alle orfanelle, raccolte attorno a lei nel dormitorio, la leggenda dell’amore incestuoso dei due fratelli de Ravalet. Un amore represso dai familiari, consigliati dall’ultra conservatore zio monsignore, l’Abate di Hambye (Sami Frey). La separazione forzata durante l’infanzia con l’allontanamento di Julien non produce alcun risultato e il ritorno del fratello, ormai adulto, riaccende la vecchia passione, che da infantile si trasforma in rapporto completo, sia sentimentalmente che fisicamente. Per allontanare l’una dall’altro costringono Marguerite a sposarsi. Ma la loro relazione prosegue a livello epistolare, fino alla violenta scoperta. Quando tutto sembra perduto, i due amanti decidono di fuggire in Inghilterra sotto falso nome, fingendosi marito e moglie.

In effetti pare si tratti di un dramma accaduto realmente ai fratelli Julien (Jérémie Elkaïm) e Marguerite (Anaïs Demoustier) de Ravalet, decapitati nel 1603 a Parigi per adulterio e incesto. La storia ha ispirato nel 1882 Jules Barbey d’Aurevilly per il suo dramma UNE PAGE D’HISTOIRE. È stato anche un progetto scritto da Jean Grault per François Truffaut, una sceneggiatura pubblicata in un libro che la Donzelli ha letto e fatta sua, dandogli un taglio assolutamente personale. Inizialmente la regista aveva pensato di farne un musical, ci ha scritto pure delle canzoni, rinunciando poi a un progetto di film cantato che sarebbe stato il secondo girato nei paraggi dopo Les parapluies de Cherbourg.

Questo amore osteggiato ipocritamente dal potere monarchico e religioso, classificato dall’abate come una malattia, così come si giudicavano (in alcuni casi tuttora) malati gli omosessuali, che è costato la testa ai due giovani protagonisti, tormenta e affascina le orfanelle che ne seguono l’evoluzione tramite le parole, forse menzognere, della loro istitutrice.

Il tempo vissuto dai due fratelli vive cinematograficamente un’evoluzione secolare. La Donzelli, se le chiedete in che epoca si svolge, vi risponde: “nell’Epoca”, il che significa che non viene rappresentato, nonostante sia breve il passaggio umano dei due fratelli, un periodo storico determinato. O almeno, non un unico periodo. La scenografia austera dell’antico maniero con l’abbigliamento d’epoca in contrasto con la macchina fotografica Rolleiflex, la pistola a tamburo i maglioni stile ‘900 di Marguerite. La loro infanzia, che è vissuta tra cavalli e calessi, ma quando vengono arrestati è un elicottero delle forze speciali a raggiungerli. Anche se la mannaia è sempre la stessa, in qualsiasi epoca, implacabile e medioevale, questa è davvero una storia senza tempo. I due personaggi, soprattutto Marguerite, un’autentica proto-femminista, assumono un comportamento difficilmente confinabile agli usi del tardo sedicesimo secolo.

È anche singolare come il tabù dell’incesto riesca a scalfire una famiglia così potente, imparentata col re. Tutte le nefandezze possono ipocritamente essere coperte e giustificate, persino le trasgressioni sessuali del monarca, che alla richiesta di grazia volge la testa dall’altra parte.

La principale location è stata l’autentico Castello di Ravalet, in Normandia, nei pressi di Cherbourg, sito famoso (cinematograficamente) grazie al film del 1964, di Jacques Demy Les parapluies de Cherbourg. Il maniero, che è monumento storico, durante la Prima Guerra Mondiale è diventato l’ospedale delle truppe, ma per la troupe del film della Donzelli ha assunto un aspetto quasi magico: è sicuramente con grande emozione che hanno girato negli stessi luoghi in cui il grande amore e la tragedia che ne è seguita sono stati consumati. È come se gli spiriti degli amanti disperati vegliassero sullo svolgimento del film che stava per immortalarli sui 35 millimetri cui è stato girato.

Da rimarcare il personaggio dell’anziana suocera di Marguerite, perfidamente interpretata da Geraldine Chaplin.

 

CANNES: SOUND DA UN FILM ALL’ALTRO (9) di Marcello Moriondo

THE NEON DEMON, l’ultimo film di Nicolas Winding Refn, contestatissimo dai tradizionali estimatori del regista, contiene, tra i vari brani di repertorio, La pilule Rouge da Coman & Chapeleiro, inserito anche in Lost River (1014) dell’attore Ryan Gosling (già interprete di film di Refn).

Invece Get down Saturday Night era in Ex Machina (2015) di Alex Garland

Da gustare anche Gymnopédie No.1 di Erik Satie.

CANNES: SOUND DA UN FILM ALL’ALTRO (8) di Marcello Moriondo

Clément Doumic, chitarrista del gruppo francese Feu! Chatterton ha curato le musiche del primo film di Grégoire Leprince-Ringuet: LA FORÊT DE QUINCONCES. L’inserimento di Des pas sur la neige di Debussy è nato da un’idea della montatrice del film, Nathalie Sanchez. Lo stesso brano classico c’è anche in Youth – La giovinezza (2015) di Paolo Sorrentino.

In TWO LOVERS AND A BEAR di Kim Nguyen c’è la classica The Sleeping Beauty, op. 66 di Piotr Tchaikovsky, che naturalmente la Disney inserì nel cartone La bella addormentata nel bosco (1959) di Clyde Geronimi, tratto dalla favola di Charles Perrault.

Poi Livin’ la vida loca di Ricky Martin, Shrek 2 (2004) dal libro di William Steig, cantata da Eddie Murphy e Antonio Banderas.

Non manca il tormentone calcistico dei White Stripes Seven nation army.

Fuori competizione è passato Gimme Danger, un vero tributo di Jim Jarmusch verso Iggy Pop e gli Stooges.

Il brano che dà il titolo al film e I wanna be your dog sono anche nella biografia di Joan Jett tratta dal libro di Cherie Currie, The Runaways (2010), per la regia di Floria Sigismondi.

I wanna be your dog c’è anche in Transporter 3 (2009) di Olivier Megaton.

CANNES: SOUND DA UN FILM ALL’ALTRO (7) di Marcello Moriondo

In DIAMOND ISLAND del francese di origine cambogiana Davy Chou, passato alla Semaine de la Critique, ascoltiamo, in cambogiano, il celebre brano di Tony Renis Quando quando quando. Lo ricordiamo cantata da Fergie in Nine (2009) di Bob Marshall e in Sapore di mare 2 – Un anno dopo (1983) di bruno Contini. Ma la versione più intrigante è di certo quella di Murph and the Magic Tones in The Blues Brothers, diretto nel 1980 da John Landis.

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Alberto Iglesias firma la colonna sonora di JULIETA di Pedro Almodovar, ma al suo interno passa la struggente Si no te vás da Chavela Vargas.

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In FIORE di Claudio Giovannesi è la malinconica Maledetta primavera, famoso hit di Loretta Goggi a inframmezzarsi tra le musiche di Andrea Moscianese.

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In AQUARIUS del brasiliano Kleber Mendonça Filho, la fitta colonna sonora comprende tra gli altri Another One Bites The Dust dei Queen, già passato in Romanzo criminale (2005) di Michele Placido, tratto dal romanzo di Giancarlo De Cataldo.

Il tradizionale Feliz Aniversário, qui interpretato da Heitor Villa-Lobos, tralasciando la storica performance di Marilyn Monroe che canta Happy Birthday Mr. President al compleanno di John Kennedy, tra le innumerevoli versioni utilizzate dal cinema, c’è quella in russo di Vanessa Paradis in Uno dei due di Patrice Leconte, quindi in Basta che funzioni (2009) di Woody Allen, Pane e tulipani (2000) di Silvio Soldini, la blasfema Happy Birthday Jesus di Full Metal Jacket (1987) di Stanley Kubrick, dal libro di Gustav Hasford.

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In MA VIE DE COURGETTE di Claude Barras, Sophie Hunger canta Le vent nous emportera dei Noir Désir; la cantava anche in Café de Flore (2011) di Jean-Marc Vallée e in Terraferma (2011) di Emanuele Crialese.