LUNEDÌ AL CINEMA

SECONDA PARTE 2014

ORE 21,00 – 4 € – UCI CINEMAS PIOLTELLO

MUSICA E LETTERATURA
di Marcello Moriondo
marcellomoriondo@libero.it

Da oltre 100 anni il cinema si nutre di letteratura. Romanzi più o meno famosi, premi Nobel, biografia, poliziesco, romantico, dramma, religione, tragedia e commedia. Nulla è stato risparmiato dalla settima arte. Quindi stravolgimento in immagini di capolavori come ANNA KARENINA o spunti di cronaca come nel film di Egoian. Per non parlare del nuovo corso, ispirato ai manga giapponesi. D’accordo, nel passato c’erano BARBARELLA, DIABOLIK e BABA YAGA, quindi le saghe infinite dei supereroi, ma il manga contiene un linguaggio completamente differente, che affascina sorprendentemente noi occidentali.
Anche la musica accompagna il cinema dalle sue origini. Prima suonata in sala ai tempi del muto, poi quasi indispensabile col sonoro, fino a diventare protagonista nei musical e nei biopic tipo quello su Liberace, o che racconta un’epoca musicale come nel lavoro dei Coen, quando non rende omaggio, tramite le colonne sonore come in DJANGO, al western italiano.
E spesso le due cose, musica e libri, si amalgamano, regalandoci delle opere indimenticabili.

22 settembre 2014 – ANNA KARENINA (ispirato a Tolstoj e scritto da Tom Stoppard)
di Joe Wright con K. Knightley, J. Law – UK 2012 – 130′
Singolare riduzione del celeberrimo romanzo. Balletti, quadri e, naturalmente, amore e tradimento.

29 settembre – A PROPOSITO DI DAVIS (ispirato a THE MAYOR OF MACDOUGAL STREET di Dave Van Ronk e Elija Wald)
di Joel & Ethan Coen con O. Isaac, C. Mulligan – Usa/Francia 2013 – 105′
Nel momento in cui il folk, negli Usa, sta cedendo il passo ai nuovi autori, Davis cerca di resistere.

6 ottobre C’ERA UNA VOLTA A NEW YORK
di James Gray con M. Cotillard, J. Phoenix – Usa 2013 – 120′
1921. Ewa arriva con sua sorella, da emigrante, al centro di smistamento di Ellis Island, a New York

12 ottobre – DIETRO I CANDELABRI (dal libro di Scott Thorson e Alex Thorliefson)
di Steven Soderberg con M. Douglas, M. Damon – Usa 2013 – 118′
Si racconta del virtuoso, stravagante Liberace, pianista, attore, personaggio televisivo tra gli Anni ’50 e i ’70.

20 ottobre – IL CAPITALE UMANO (racconto di Stephen Amidon)
di Paolo Virzì con V. Bruni Tedeschi, F. Bentivoglio – Italia/Francia 2013 – 98′
Uno spaccato senza pietà della Brianza, coi suoi tic e i suoi capitali, sia quelli finanziari che quelli umani.

27 ottobre – DJANGO UNCHAINED
di Quentin Tarantino con J. Foxx, C. Waltz – Usa 2012 – 163′
Ispitato al film di Sergio Corbucci del 1966, è intriso di musica presa dagli “spaghetti western”.

3 novembre – COSE NOSTRE – MALAVITA (dal libro di Tonino Benacquista)
di Luc Besson con R. De Niro, M. Pfeiffer – Usa/Francia 2013 – 111′
Il principale pentito di mafia statunitense, sotto protezione dell’Fbi, si rifugia con la famiglia in Francia.

10 novembre – GRAN BUDAPEST HOTEL (ispirato a Stefan Zweig)
di Wes Anderson con R. Fiennes, T. Revolori – Usa 2014 – 103′
Il concierge del prestigioso hotel stringe amicizia con un giovane tra le due guerre mondiali. Affascinante!

17 novembre – DEVIL’S KNOT – FINO A PROVA CONTRARIA (dal libro di Mara Leveritt)
di Atom Egoian con R. Witherspoon, C. Firth – Usa 1913 – 114′
Tre ragazzini vengono assassinati brutalmente, forse vittime di un rito satanico tra adolescenti.

24 novembre – OLDBOY (dal manga di Garon Tsuchiya e Nobuaki Minegishi)
di Spike Lee con J. Brolin, E. Olsen – Usa 2013 – 104′
Quando un regista del calibro di Lee si accosta al fumetto giapponese, non può che sorprendere.

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LE MERAVIGLIE DI ALICE RORHWACHER VINCE IL GRAN PREMIO DELLA GIURIA

di Marcello Moriondo

ALICE RORHWACHER, emozionatissima, ha ritirato il Grand Prix della Giuria del 67° Festival del Cinema di Cannes. La regista era già stata a Cannes con il suo Corpo Celeste, selezionato dalla Quinzaine des Realisateurs nel 2011.
La regista ha ambientato Le Meraviglie nei luoghi della propria infanzia, in quella zona di confine tra tre regioni: Toscana, Lazio e Umbria. Una casa isolata, un posto quasi selvaggio, dove anche i turisti stentano ad arrivare, nonostante la promozione televisiva. Gelsomina (Alexandra Lungu) vive, con la sua famiglia di apicultori, produttrice artigianale di miele. Essendo la maggiore di quattro sorelle, è il riferimento di fiducia del padre Wolfang (Sam Louwick) nell’accudire alle api, a trasportarle verso i fiori, a farle fuggire dai mielari quando il miele è pronto per la lavorazione e controllare lo smielatore. È una routine quotidiana e tutto sembra procedere regolarmente, non fosse per il carattere collerico del padre. Originario del nord Europa, Wolfang insulta a più riprese i cacciatori che disturbano la sua quiete, intercala parolacce in continuazione, nonostante i rimbrotti di Angelica (Alba Rorhwacher), la madre italiana delle ragazze. Inoltre va su tutte le furie se qualcosa non funziona durante la lavorazione del miele, aggredendo Gelsomina quale diretta responsabile. A scombinare ulteriormente il precario equilibrio della famiglia, prima arriva Martin, un ragazzino che non parla ma che fischia in modo delizioso, poi, nelle vesti di dea/diva, Milly Catena (Monica Bellucci), presentatrice di una tv locale che propone il concorso Il Paese delle meraviglie, per premiare la miglior famiglia etrusca.
Quello che risalta di più è il rapporto conflittuale tra padre e figlia. Lui adora Gelsomina, ed è pronto a perdere tutto pur di acquistare qualcosa che la renda felice. Allo stesso tempo è molto esigente e pretende da lei il massimo, per questo ha riversato la sua fiducia su di lei. Ma non si è isolato in quel posto dimenticato da Dio per essere invaso dalla civiltà televisiva. Gelsomina è molto attaccata al padre, anche se teme i suoi scatti d’ira, e per questo, fa di tutto per non contrariarlo e dimostrargli che è in grado di assolvere al meglio i propri compiti. Le api appartengono al suo mondo ed entrano e escono dalla sua bocca come fosse un gioco di prestigio. Ma è anche affascinata dal mondo dello spettacolo, da Milly e il suo personaggio di riferimento è probabilmente Ambra, di cui interpreta, di nascosto, T’appartengo, insieme a una delle sorelle. Ecco perché iscrive, di nascosto del padre, la sua famiglia al concorso televisivo. L’arrivo di Martin è per lei una minaccia che grava sul rapporto tra lei e il padre, che pare scegliere il giovane per i lavori che normalmente competevano a Gelsomina.
È un gioco di ruoli psicologico, dove ognuno cerca di superare l’incomprensione per rassodare il rapporto. Ma è anche una stagione di formazione per Gelsomina, che alla fine è pronta per il passaggio all’età adulta.
La proiezione alla presenza del cast si è conclusa con un’ovazione durata diversi minuti.

FRAME DA CANNES

Di Marcello Moriondo

Sono appena scemati gli echi della mondanità che alitava intorno a Grace/Nicole con addirittura Lambert Wilson che in sala ha invitato la Kidman a esibirsi con lui in un accenno di danza. Eppure, qui a Cannes, siamo già in un altro universo, pur sempre effimero. Il suo lato positivo lo indicano gli applausi unanimi al termine della proiezione di Saint Laurent, del regista francese Bertrand Bonello. Il suo è da sempre il cinema della trasgressione, quindi, chi meglio di lui poteva portare sullo schermo la controversa vita del celeberrimo stilista?

Per le vie di Cannes, sulla Croisette, tutto prosegue come prima, come gli anni passati. Ci sono sempre il cane il micio distesi a fianco del loro padrone. Non scrivo padrone per caso, poiché il tipo in questione utilizza i poveri animali per impietosire i passanti e convincerli a mollargli qualche moneta.
Come quello in abiti settecenteschi e mascherina da carnevale veneziano, con due gatti semi-ammaestrati (oltre i felini probabilmente non hanno concesso) che non vuole essere fotografato se non in cambio di qualche euro.
Quindi la finta statua che, come la moda attuale prevede (ne trovi anche in Corso Vittorio Emanuele a Milano), se ne sta sospesa in finta levitazione.

E negli stand del marché, dove si vendono e comprano i film in uscita, regalano gli ombrelli. Speriamo rimanga di buon augurio, perché finora il tempo è stato ottimo.

EGOYAN CI RIPROVA

di Marcello Moriondo

Cassandra è scomparsa dall’auto del padre quando aveva nove anni. La polizia stenta a credere alla versione del padre, suscitando il disamore della moglie, che già considera il marito responsabile di aver lasciato Cass sola, in auto, per alcuni minuti. Otto anni dopo ritroviamo Cass nella casa del suo rapitore, dove, sotto minaccia psicologica, è ormai diventata un’adescatrice virtuale di nuove piccole vittime.
Suo padre non ha mai smesso di cercarla, sempre per conto proprio, non fidandosi della polizia, solo, lontano ormai dalla moglie. Parallelamente, la squadra anti-pedofilia canadese, tramite finti adescamenti in rete, scopre che Cassandra è ancora viva e lo comunica alla madre che, turbata psichicamente, la credeva morta.
Captives di Atom Egoyan è raccontato in un flashback, con rimandi e rivelazioni atti a comporre nel giusto senso le parti di un puzzle, invitando lo spettatore a farsi coinvolgere in un thriller.
Tutto è tecnologico nel film. A partire dall’appartamento del maniaco, con un monitor per parete, da cui controlla Cass, le potenziali vittime (tramite Skype) e, con una forma nuova di sadismo, la madre di Cass, cui lascia indizi legati alla figlia solo per assistere alle reazioni emotive che portano la donna alla disperazione.
Mozart incombe fin dalla prima sequenza, con le immagini in bianco e nero della Regina della notte, che gorgheggia dal Flauto magico. In conferenza stampa Egoyan ha dichiarato che il film avrebbe dovuto appunto intitolarsi La Regina della Notte, perché anche nell’opera mozartiana dei genitori ritrovano la figlia persa anni prima. Tra l’altro Egoyan ha da poco diretto il Così fan tutte di Mozart per la Canadian Opera Company.
Il regista di origini armene naturalizzato in Canada non è nuovo a introdursi psicologicamente nella mente di pericolosi maniaci e dei genitori delle vittime. In Exotica il padre di una ragazza rapita e uccisa frequenta un locale a luci rosse dove lavora la giovane che ha trovato il corpo, quasi alla ricerca di una verità impossibile da svelare. O come il serial killer di Il viaggio di Felicia, che entra nella vita della sua nuova probabile vittima e la ragazza ribalta la situazione spiazzando l’assassino. Che dire poi della giovane trovata morta in una cassa di aragoste dopo essersi intrattenuta con due famosi comici presentatori? Infine Fino a prova contraria dove tre ragazzini sono rapiti, seviziati e uccisi, sempre nel nevoso Canada. Qualcosa in questo senso deve aver turbato Egoyan, soprattutto a causa della storia dei tre ragazzini, ispirata a reali fatti di cronaca.

DENTRO E FUORI IL PALAIS

Di Marcello Moriondo

Se GRACE DI MONACO è stata accolta da pochi fischi e altrettanti applausi, MR. TURNER di Mike Leigh è reduce da un’ovazione universale. Il film racconta l’intenso ed emozionante ultimo periodo di vita del pittore britannico William Turner, morto a 76 anni nel 1851. Due ore e mezza di film che ha spiazzato gli estimatori del regista e della sua quotidianità.

Atom Egoyan, al contrario, ha ricevuto molti boo e fischi. Va be’, forse i giornalisti non si aspettavano un thriller, magari sono rimasti turbati dall’argomento, la gazzina rapita dai pedofili e usata dal suo carceriere per adescare altre piccole prede. A parer mio non è malaccio e il regista canadese di origini armene (nato in Egitto deve il suo nome al primo riesce sempre a raccontare lo stato psicologico delle vittime e dei suoi carnefici.

Intanto, sulla Croisette, i Jane For Tea, cioè JP Savoldelli in arte “JP il batterista” e Severine Lescure, in arte “Jane”, come già l’anno scorso si esibiscono dal vivo in cover, con predilezione per blues e swing. Buona musica e una voce, quella di Jane, veramente incredibile. Vi consiglio di cercarli su youtube.

Invece precari dello spettacolo sono scesi in spiaggia per rivendicare i loro diritti negati. Si sono sentiti esclusi dal Festival, che non li ha presi in considerazione nonostante anni di tirocinio e di lavoro. Il motto sul telone alzato sul mare è: ON NE JOUE PLUS, che gioca tra il NON SI RECITA PIÙ e il NON SI GIOCA PIÙ, quindi si fa sul serio.

TARANTINO OMAGGIA LEONE

Di Marcello Moriondo

Com’è noto, Quentin Tarantino ama da sempre il cinema italiano. Più volte ha omaggiato o citato i B-movie nostrani nei suoi film. Uno su tutti DJANGO UNCHAINED, che oltre a essere una rivisitazione della pellicola di Sergio Corbucci del 1966, contiene una colonna sonora costruita sulle musiche dei cosiddetti “spaghetti western”.
Tarantino ha dichiarato più volte che Sergio Leone è uno dei suoi massimi ispiratori in campo cinematografico, quindi non poteva che essere lui a presentare il film di chiusura di Cannes 2014, cioè PER UN PUGNO DI DOLLARI che Leone realizzò nel 1964, ispirandosi a LA SFIDA DEL SAMURAI di Akira Kurosawa.
Fu il primo western italiano a varcare la soglia degli Stati Uniti e, in previsione di ciò, gli pseudonimi si sprecarono. Sergio Leone si firmò Bob Robertson, Gian Maria Volonté divenne John Wells e Ennio Morricone, compositore della celeberrima colonna sonora, si trasformò in Dan Savio. Solo Clint Eastwood, per ovvi motivi, mantenne, nei titoli, le proprie credenziali.
Ora il Festival di Cannes mostra a tutto il mondo questo film indimenticabile, nella versione restaurata, come d’abitudine, dalla Cineteca di Bologna.

GRACE IN MUSICA

Di Marcello Moriondo
La colonna sonora di GRACE DI MONACO è su misura dei tempi raccontati, cioè del 1962. Oltre le musiche di Guillaume Roussel c’è Erik Satie con GYMNOPEDIE No 3. Ma è comunque Maria Callas, amica con Onassis dei principi di Monaco, a spopolare. Già i pochi secondi dell’icona iniziale della Gaumont, prima dei titoli di testa, sono accompagnati dalla versione strumentalmente da CASTA DIVA (e la Kidman ha salito le scale del Festival per la Premiere da diva, casta nell’abito bianco); poi la voce di Maria arriva con EBBEN? NE ANDRÒ LONTANA, da LA WALLY di Alfredo Catalani, mentre i due principi visionano il filmino del loro matrimonio; infine, al ricevimento per la Croce Rossa internazionale, la cantante interpreta O mio babbino caro dal Gianni Schicchi di Giacomo Puccini. Grace prova a fare seriamente la principessa accompagnata ironicamente da LOLITA YA YA di Nelson Riddle, dal film di Kubrick uscito proprio quell’anno. quindi, sempre al ricevimento, i principi ballano il VALSE TRISTE di Sibelius, che si trasforma miracolosamente nel MISERERE.