LAURENT LAFITTE CERIMONIERE A CANNES di Marcello Moriondo

Sarà l’attore Laurent Lafitte a ricoprire il ruolo di Maestro di Cerimonia al 69° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI CANNES.

Spetterà quindi a lui aprire le danze la sera dell’inaugurazione e consegnare le palme alla chiusura, il 22 maggio.

L’interprete di PICCOLE BUGIE TRA AMICI e DUE AGENTI MOLTO SPECIALI è conosciuto in Francia anche come umorista e show man.

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LA VITA PRECARIA di Marcello Moriondo

TUTTA LA VITA DAVANTI

Regia di Paolo Virzì
Con Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Elio Germano, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti e Valentina Carnelutti
Origine: Italia 2008

Distibuzione: Medusa
Link: www.medusa.it www.tuttalavitadavanti.it
Durata: 89’
Programmato dal 28 marzo 2008

Film tempestato di premi, Tutta la vita davanti: Nastro d’argento a Paolo Virzì e a Sabrina Ferilli, per il miglior regista e la migliore attrice non protagonista. Ciak d’oro come miglior film. Ciliegia d’oro per il miglior film e a Valerio Mastandrea per il miglior attore, ma anche il premio attrice rivelazione alla protagonista Isabella Aragonese. Rosa d’oro alla carriera a Paolo Virzì. Globo d’oro per il miglior film e la migliore attrice alla Ferilli. Premio per il miglior trailer. Premio Kinéo per il film e per l’attrice non protagonista Micaela Ramazzotti.

In effetti Virzì ha centrato in pieno una realtà che ormai è impossibile da nascondere, quella del precariato del lavoro in Italia. Il call center è forse l’esperienza più umiliante cui si deve sottoporre un giovane pur di poter lavorare. Nel film vediamo una laureata in filosofia con lode seduta davanti a un computer e con una “cuffia” in testa, mentre cerca di promuovere dei prodotti discutibili. Attorno a lei una fauna descritta con capillare perfezione dal regista: la responsabile di settore tutta pimpante e in clima da discoteca che sprona le ragazze a produrre di più, instaurando un premio per quella che fissa più appuntamenti, una sorta di cottimo che può costarti il già precario posto di lavoro. Poi i venditori, quelli che agli appuntamenti ci vanno, anche loro con il responsabile invidiato e idolatrato, guidati dalla stessa logica delle ragazze, chi più conclude sarà premiato. C’è pure il sindacalista esterno che cerca di instaurare una coscienza critica tra i lavoratori, per poter fare entrare ufficialmente il sindacato nel centro.

Inutile dire che dietro tutti i personaggi che la protagoniste incontra, soprattutto quelli più sicuri di sé, c’è un grande bluff, e le piccole meschinità escono allo scoperto, con conseguenze tragicomiche.

Virzì ha il pregio di raccontare un problema drammatico per la nostra occupazione con mano leggera e profonda ironia, supportato da un cast artistico di alto livello, partendo dalla protagonista, Isabella Aragonese, a Mastrandrea, alla Ferilli e Ghini, attori storici delle avventure del regista. Ma anche l’ormai affermato Elio Germano, Valentina Carnelutti (scoperta in La meglio gioventù) e Micaela Ramazzotti.

11 DONNE AL TROCADERO di Marcello Moriondo

11 DONNE A PARIGI
Di Audrey Dana con I. Adjani, L. Casta
118’ Francia 2014

Con 11 DONNE A PARIGI (titolo originale SOUS LES JUPES DES FILLES) percorriamo la città con disinvoltura, senza le paure cui i tromboni mediatici ci hanno abituati, anche perché è stato girato nel 2014. I giudizi in Francia sono stati tutto sommato positivi. Il film è stato apprezzato soprattutto dal pubblico femminile, che probabilmente si è identificato, in varie misure, nei personaggi raccontati dalla regista: la casalinga, l’oca, la donna in carriera, la lesbica, la paranoica, la frigida, la stressata, la romantica, la tradita, l’insoddisfatta… Caratteri diversi per raccontare una storia tutta al femminile, a partire dalla realizzatrice, Audrey Dana e dalle interpreti, da Isabelle Adjani a Letitia Casta. Brava nel personaggio della “carrierista” Vanessa Paradis e notevole, al solito, Sylvie Testud, che meritava un ruolo meno marginale. Gli uomini sono di contorno, le classiche “spalle” su cui le protagoniste appoggiano le loro vicende. Seppure a tratti il film può sembrare volgare nei dialoghi che affrontano l’argomento “sesso” in modo esplicito, contestualizzando il linguaggio alle situazioni personali delle 11 donne, il tutto assume una valenza realistica. Inoltre la fonetica originale francese addolcisce certi termini che tradotti possono disturbare orecchie sensibili. Il flash mob finale al Trocadéro, con la Tour Eiffel sullo sfondo, che la regista ha ideato per omaggiare l’Otto marzo, vale da sé il prezzo del biglietto.

RE SENZA CORONA E SENZA SCORTA di Marcello Moriondo

MON ROI – IL MIO RE
di Maïwenn con Emmanuelle Bercot, Vincent Cassel – 130′ Francia 2015

La regista Emmanuelle Bercot, per una volta nelle vesti di attrice, ha ritirato la Palma al Festival di Cannes nel 2015 per la migliore interpretazione. Questo grazie alla storia d’amore complicato raccontata in Mon Roi di Maïwen, anche lei attrice, oltre che realizzatrice di opere impegnate quali Polisse, ambientata nella squadra di protezione dei minori della polizia di Parigi, Premio della Giuria a Cannes nel 2011.
Analizzando la trama di Mon Roi, sembra evidente che non basta la simpatia dei personaggi a rendere semplice la vita all’interno di una coppia. Il divertente e ironico (almeno nella prima parte del film) Vincent Cassel, re della situazione, incontra quella che pare essere la sua anima gemella (Emmanuelle Bercot), e intreccia una intensa relazione con lei. Ama perdutamente questa sua compagna, la sposa, vuole un figlio da lei.
Non si può comunque dire che lui sia propriamente un marito fedele. La promiscuità sessuale che ha caratterizzato la sua vita passata di single è dura da reprimere. Infatti, mentre agli occhi di lei si presenta come un coniuge modello, intreccia una relazione dietro l’altra, prima con una modella dalla sindrome suicida e quindi con altre amanti occasionali. E poi si sa, il maschio è cacciatore e blablabla… la donna, nella coppia deve mantenere il ruolo che le è stato designato da secoli, infarcito di rispetto, amore, obbedienza e, soprattutto, fedeltà. Per cui, viste le prerogative, il nostro monarca coniugale sbrocca quando anche la Bercot gli dice di uscire con un altro. Poco importa che sia vero o no. Il re ripudia la sua regina. In questa storia di tradimenti o presunti tali, l’unica coppia stabile è quella composta da Louis Garrel (figlio di Philippe), qui in versione assai spiritosa, e Isild Le Besco, sorella minore di Maïwen.
È un buon film, a parte qualche ripetizione di sceneggiatura nella parte centrale, e la recitazione della regista e attrice Bercot, per quando valida, non mi è sembrata all’altezza di una Palma. Comunque ci sta.