ALLONS ENFANTS AU CINEMA di Marcello Moriondo

Il 2015 se n’è andato, con le sue contraddizioni, le promesse dell’Expo trasformate in un baraccone utopico, l’economia sfracellata sulla testa dei più deboli, i folli che sparano, le bombe che cadono, i bimbi che saltano sulle mine.

Mentre tutti si strappavano le vesti per IL RISVEGLIO DELLA FORZA, cioè STAR WARS EPISODIO VII di J.J. Abrams, nelle sale italiane approdavano alcuni film dalle tormentate terre di Francia proprio nel periodo in cui quel Paese viveva terribili momenti di tensione e paura.

Inizio quindi con la capitale che nel 2015 è stata più volte aggredita brutalmente.

Con 11 DONNE A PARIGI percorriamo la città con disinvoltura, senza le paure cui i tromboni mediatici ci hanno abituati, anche perché è stato girato nel 2014. I giudizi in Francia sono stati tutto sommato positivi. Il film è stato apprezzato soprattutto dal pubblico femminile, che probabilmente si è identificato, in varie misure, nei personaggi raccontati dalla regista: la casalinga, l’oca, la donna in carriera, la lesbica, la paranoica, la frigida, la stressata, la romantica, la tradita, l’insoddisfatta… Caratteri diversi per raccontare una storia tutta al femminile, a partire dalla realizzatrice, Audrey Dana e dalle interpreti, da Isabelle Adjani a Letitia Casta. Brava nel personaggio della “carrierista” Vanessa Paradis e notevole, al solito, Sylvie Testud, che meritava un ruolo meno marginale. Gli uomini sono di contorno, le classiche “spalle” su cui le protagoniste appoggiano le loro vicende. Seppure a tratti il film può sembrare volgare nei dialoghi che affrontano l’argomento “sesso” in modo esplicito, contestualizzando il linguaggio alle situazioni personali delle 11 donne, il tutto assume una valenza realistica. Inoltre la fonetica originale francese addolcisce certi termini che tradotti possono disturbare orecchie sensibili. Il flash mob finale al Trocadéro, con la Tour Eiffel sullo sfondo, che la regista ha ideato per omaggiare l’Otto marzo, vale da sé il prezzo del biglietto.

Sempre a Parigi, grazie a Aleksandr Sokurov, vediamo, all’interno del più famoso museo del mondo, Napoleone e la mitica Marianne materializzarsi, mentre si disquisisce sulla conservazione delle opere d’arte durante l’occupazione tedesca. È FRANCOFONIA – IL LOUVRE SOTTO OCCUPAZIONE. L’arte e la bellezza contro la follia delle armi e delle guerre.

Sono usciti anche film a carattere sociale. LA LEGGE DEL MERCATO, che ha visto il protagonista Vincent Lindon ritirare il meritato Premio per l’Interpretazione Maschile a Cannes, è il riflesso cinematografico della nostra società e delle tragedie legate alla disoccupazione. La messa in scena di Stéphane Brizé è infatti la cruda rappresentazione di un uomo di mezza età, padre di un ragazzo disabile, che dopo innumerevoli colloqui è costretto ad accettare il lavoro di sorvegliante in un supermercato. Dopo aver assistito all’ennesima umiliazione ai danni di persone disperate decide di andarsene e lasciare il lavoro.

A TESTA ALTA di Emmanuelle Bercot è il film che ha aperto la competizione cannense lo scorso anno. Racconta la vita violenta del giovane Malony e del suo rapporto con la madre (Sara Forestier), che entra ed esce dal tunnel della droga; poi con il giudice dei minori (Catherine Deneuve) che lo incontra già a soli sei anni e lo seguirà fino ai 18; quindi con Yann (Benoit Magimel), l’educatore incaricato di controllare il suo recupero; infine con Tess, la sua giovane innamorata. È un percorso tortuoso, duro, che evidenzia il difficile ruolo dei giudici minorili e degli educatori che devono, con pazienza, umanità ma anche mano ferma, prendere decisioni molto difficili, che influenzeranno sicuramente l’avvenire dei ragazzi.

Sempre Emmanuelle Bercot, stavolta nelle vesti di attrice, ha ritirato la Palma per l’interpretazione grazie alla storia d’amore complicato raccontata in MON ROI di Maïwenn. Non è male come film, a parte qualche ripetizione di sceneggiatura nella parte centrale, ma la recitazione della regista e attrice Bercot non mi è sembrata all’altezza di una Palma.

Arrivando alla trama, non basta la simpatia degli attori a rendere semplice la vita di coppia. Il divertente e ironico Vincent Cassel, re della situazione, ama perdutamente la sua compagna (la regista Emmanuelle Bercot), la sposa, vuole un figlio da lei. Nel frattempo intreccia una relazione dietro l’altra, prima con una modella dalla sindrome suicida e quindi con altre amanti occasionali. E ancora una volta sbrocca quando anche la Bercot gli dice di uscire con un altro. Poco importa che sia vero o no. Il re ripudia la sua regina. L’unica coppia stabile nel film è quella composta da Louis Garrel (figlio di Philippe), qui in versione assai spiritosa, e Isild Le Besco (sorella minore di Maïwen).

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NOIR FAMILIARE di Marcello Moriondo

ONORA IL PADRE E LA MADRE (2007)diretto da Sidney Lumet

Il FILM: Andy e Hank sono due fratelli con grossi problemi esistenziali. Il maggiore, Andy, escogita un piano che dovrebbe risolvere tutti i loro guai se non altro quelli economici. Hank rapinerà la gioielleria dei genitori la mattina presto quando in negozio c’è solo la commessa addetta all’apertura. Lei non saprà mai chi è stato a rapinarla, mamma e papà intascheranno i soldi dell’assicurazione e loro venderanno i gioielli rubati. Spaventato all’idea di compiere il furto da solo, Hank ingaggia un ladro punk, Bobby, che sarà l’autore materiale della rapina mentre lui farà il palo.

CAST: Il compianto Philip Seymour Hoffman nei panni di Andy – Ethan Hawke nei panni di Hank – Marisa Tomei nei panni di Gina – Albert Finney nei panni di Charles.

REGIA: Il grande regista Sidney Lumet, scomparso nel 2011, Girò questo suo quarantacinquesimo film all’atto di compiere 83 anni. Solo nel 2005 aveva finalmente ritirato il meritatissimo Oscar alla carriera, dopo oltre 50 candidature precedenti. Lumet ha iniziato a recitare a 5 anni ed è approdato al cinema dopo una brillante carriera di regia teatrale e televisiva, debuttando con La parola ai giurati. L’aula del tribunale, il dramma dei malavitosi, il noir e il poliziesco sono i generi caratteriali che hanno reso famoso il suo cinema.

PREMI E RICONOSCIMENTI: NASTRO D’ARGENTO 2008 – Miglior film extraeuropeo.

CRITICA: PAOLO MEREGHETTI – Corriere della Sera – …<< la tragedia del sangue (che naturalmente non si limiterà a quello versato in gioielleria) diventa la tragedia della mediocrità imperante, dove la vita perde ogni significato perché non ne hanno più parole come morale o amore filiale o rispetto altrui. >>

ROBERTO NEPOTI – La Repubblica – << Il film di Lumet, molto apprezzato, ha un suo vigore quasi shakespeariano, ben sostenuto da un grande cast. >>