CANNES: SOUND DA UN FILM ALL’ALTRO (6) di Marcello Moriondo

La colonna sonora di POESIA SENZA FINE, film diretto da Alejandro Jodorowsky (Scrittore, fumettista, regista, ecc…) è firmata dal figlio del regista stesso, Adan.

I brani di repertorio sono in maggioranza classici:

L’uccello di fuoco di Igor Sravinsky, già inserito nel disneiano Fantasia 2000 del 1999 e in Youth di Paolo Sorrentino del 2015.

Il Valzer triste di Jean Sibelius accompagnava l’episodio del gatto in Allegro ma non troppo di Bruno Bozzetto.

El alma nace en la sangre e Los mendigos sagrados, dello stesso Jodorowsky, arrivano dal suo film El topo del 1970, come A walk in the park, Christ 4 Sale e Starfish erano nel suo La montagna sacra del 1973

Va pensiero dal Nabucco di Giuseppe Verdi c’era in Brutti sporchi e cattivi (1976) di Ettore Scola, in Inferno (1980) di Dario Argento, in Destino di una imperatrice di di Ernst Marischka del 1957, Il padrino: Parte III di Coppola del 1990, La mosquitera (2010) di Agustí Vila, nella versione di Ian Briton.

Cheek to cheek da Fred Astaire era in Cappello a cilindro (1935,) di Mark Sandrich, che Mia Farrow vede al cinema in La rosa purpurea del Cairo (1985) di Woody Allen.

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CANNES: SOUND DA UN FILM ALL’ALTRO (5) di Marcello Moriondo

PERSONAL SHOPPER di Olivier Assayas si è aggiudicato il Premio alla Regia. È tutto incentrato sul carattere interpretato da Kristen Stewart, giovane americana che a Parigi si occupa del guardaroba di un personaggio celebre.

Ave Generosa di Hildegard von Binger l’abbiamo ascoltata in Vision, film del 2009 di Margarethe von Trotta, in cui Barbara Sukowa interpreta appunto la monaca Hildegard von Bingen.

Tra i vari pezzi è doveroso rimarcare Marlène Dietrich in Das Hobellied.

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Il film che ha chiuso la Quinzaine, DOG EAT DOG di Paul Schrader, è tratto dal romanzo Cane mangia cane dell’ex detenuto Edward Bunker, diventato attore in Le iene (1992, era Mr. Blue) grazie a Quentin Tarantino. Nel film di Schrader, tanto per cambiare, si parla del rapporto criminale di tre amici con un passato da riformatorio.

Ascoltiamo The guillotine da The Executioners, del 1965, Girl of my best friend da Ral Donner (1961), Cocaine Jane da Casey Berry

Woo Hoo dei The Rock-A-Teens (1956) ripreso da Tarantino nel 2003 per Kill Bill 1 nell’arrangiamento dei 5. 6. 7. 8.

Bludan di Cal Tjader era invece in Big Eyes (2014) di Tim Burton.

CANNES: SOUND DA UN FILM ALL’ALTRO (4) di Marcello Moriondo

FAI BEI SOGNI di Marco Bellocchio, è stato scelto dalla Quinzaine des realisateur per aprire la sua edizione 2016 sulla Croisette. Il film è tratto dal romanzo di Massimo Gramellini e ci riporta musicalmente ai tempi in cui si ballava ascoltando la radio (qualcuno si ricorda il programma Ballate con noi, la cui sigla era la bellissima Delicado di Percy Faith?) o la televisione. C’era Canzonissima in televisione e tutto un mondo musicale in procinto di esplodere. Così assistiamo a Raffaella Carrà che canta Ma che musica maestro, che naturalmente è inserita nel film omonimo del 1971 di Mariano Laurenti.

Poi Resta cu’ mme di Domenico Modugno, che nel film La baia di Napoli (1960) diventa Stay with me cantata da Paolo Bacilieri.

Lo scatenato Papa-Oom-Mow-Mow dei Rivingtons, che c’è anche nel cartone animato Happy Feet di George Miller, del 2006.

Tra una figurina e l’altra (non dei calciatori bensì dei cantanti) da scambiarsi si arriva fino ai Led Zeppelin, i King Crimson e i Rolling Stones.

Sui titoli di coda, il pubblico cannense batteva le mani a ritmo di twist.

CANNES: SOUND DA UN FILM ALL’ALTRO (3) di Marcello Moriondo

THE NICE GUYS è un film d’azione di Shane Black, fuori competizione a Cannes. Qualcuno ha paragonato le avventure di Russell Crowe e Ryan Gosling addirittura a quelle di Bud Spencer e Terence Hill. I pezzi di repertorio si sprecano:

Papa was a rollin’ stone dei Temptations, Ain’t got no home da The Band, Kiss, Climax Blues Band, Kool & The Gang, Green Peppers da Herb Alpert, il natalizio (Everybody’s waitin’for)The man with the bag.

Boogie Wonderland degli Earth Wind & Fire era già in Quasi amici di Olivier Nakache e Eric Toledano del 2011, in Roller Boogie (1979) di Mark L. Lester, Final Fantasy 7 di Takahiro Nomura e Takeshi Nozue (2005) e in due cartoni animati: Happy Feet di George Miller nel 2006 e Madagascar di Eric Darnell e Tom McGrath nel 2005.

September, sempre degli Earth Wind & Fire, è nei titoli di coda sia di Quasi amici che in Get Over It di Tommy O’Haver del 2001, poi in Babel (2006) di Alejandro G. Iñárritu.

Jive Talnkin’ dei Bee Gees era naturalmente in La febbre del sabato sera del 1977, diretto da John Badham.

The girl from Ipanema, il celeberrimo pezzo di Jobim, De Moraes e Gimbel era inserita nel sountrack di Prova a prendermi (2002) di Steven Spielberg, tratto dal libro di Frank Abagnale Jr. e Stan Redding, in Ragazze interrotte (1999) di James Mangold, dal libro di Susanna Kaysen, in Lo stagista inaspettato (2015) di Nancy Meyers, nel cartone Rio 2 – Missione Amazzonia di Carlos Saldanha.

A horse with no name degli America era in American Hustle – L’apparenza inganna (2013) di David O. Russell.

Escape (The Piña Colada Song) di Rupert Holmes c’era in Guardiani della galassia (2014) di James Gunn, dal comic Book di Dan Abnett e Andy Lanning e in I sogni segreti di Walter Mitty (2013) di Ben Stiller.

Love and Happiness di Al Green stava in Love & Basketball (2000) di Gina Prince-Bythewood.

CANNES: SOUND DA UN FILM ALL’ALTRO (2) di Marcello Moriondo

La pazza gioia di Paolo Virzì contiene due brani celeberrimi. C’è la ricorrente Senza fine di Gino Paoli, che Micaela Ramazzotti ascolta continuamente dal suo cellulare (nel 1965 la suonava The Brass Ring in Il volo della Fenice di Robert Aldrich, tratto dal libro di Trevor Dudley Smith, poi Lady Marmalade, che tutti ricordiamo nella frenetica versione di Christina Aguilera, Lil’ Kim, Mia e Patti Labelle in Moulin Rouge! (2001) di Baz Luhrmann.

We found love cantata da Rihanna e Calvin Harris risuona nei locali fumosi di American Honey scritto e diretto da Andrea Arnold.

Dal romanzo Mal di pietre di Milena Agus, l’attrice e regista Nicole Garcia ha tratto Mal de pierres, con Marion Cotillard e Louis Garrel. La colonna sonora comprende Siciliana di Johann Sebastian Bach, già ascoltato in Le onde del destino (1996) di Lars von Trier. Quindi l’attrice Pascale Petit canta Fox Trot des cailloux; poi c’è la Sonata per piano No. 16 di Mozart. Quindi arriva il Trio avec piano D.929 Op.100 di Franz Schubert, che accompagnava anche, nel 1975 Barry Lyndon di Stanley Kubrick, dal libro di William Thackeray. E ancora: la Barcarola di giugno di Tchaïkovski, inserita in Daisy di Wai-Keung Lau, del 2006 e Air di Henry Purcell, che ci riporta a Becoming Jane – Il ritratto di una donna contro, che Julian Jarrold nel 2007 ha tratto dalle lettere di Jane Austen.

CANNES: SOUND DA UN FILM ALL’ALTRO di Marcello Moriondo

Il repertorio musicale di un film, quando non si tratta di una stesura originale, spesso attinge, oltre che a famosi brani di repertorio, anche a pezzi musicali già inseriti in pellicole uscite precedentemente. I film selezionati a Cannes non  fanno eccezione.

Bruce Springsteen, con Devils & Dust è la testimonianza musicale della presa in ostaggio di George Clooney, sotto gli occhi terrorizzati di Julia Roberts e di milioni di spettatori della diretta televisiva in Money Mon$ter. Nel film di Jodie Foster c’è anche Electrocution che Dimitri Tiomkin srisse per La cosa da un altro mondo di Christian Nyby, del 1951. Poi Sweet Georgia Brown, che Mel Brooks e Anne Bancroft cantarono in Essere o non essere (1983) di Alan Johnson; Crash di Graeme Revell

Se in Sieranevada di Cristi Puiu la radio trasmette una sonata di Giovanni Battista Sammartini, Stéphanie Giusto, nel suo La danseuse, mette in scena come ballerina la cantante Soko su musiche di Vivaldi e Nick Cave.

David Jason, in BFG di Steven Spielberg, canta Whizzpopping a Sharon Campbell interpreta Sometimes, Secretly. Entrambi i brani erano inseriti nel cartone animato Il mio amico gigante, tratto dal libro di Roald Dahl e diretto nel 1989 da Brian Cosgrove.

CHI HA PREMIATO CHI di Marcello Moriondo

I film risuonano nell’anima, a prescindere dall’ambiente in cui ci si trova.” Donald Sutherland

Ancora una Palma dal sapore politico dopo le premiazioni dello scorso anno a Cannes, e a vincere, come spesso accade, sono stati film esclusi (o quasi) dal tradizionale “totopalma” dell’ultima ora tra gli accreditati stampa.

Ma chi ha premiato chi?

La Giuria era presieduta dal regista australiano George Miller e comprendeva un campionario cinematografico di varie nazionalità.

C’era la nostra Valeria Golino, attrice, regista, sceneggiatrice e produttrice; l’attrice e cantante francese Vanessa Paradis; l’attrice americana Kirsten Dunst; la produttrice iraniana Katiayoon Shahabi; l’attore canadese Donald Sutherland; il francese Arnauld Desplechin, regista e sceneggiatore; l’attore danese Mads Mikkelsen; il regista e sceneggiatore ungherese László Nemes.

Contro le aspettative e a chi sentenziava: “è il solito Loach”, il regista britannico Ken Loach, calato nella indiscutibile realtà quotidiana, si è aggiudicato la Palma d’Oro, con la sua denuncia sociale I, Daniel Blake, dieci anni dopo la palma per Il vento che accarezza l’erba.

Juste la fin du monde del ventisettenne canadese Xavier Dolan, interpretato da bravissimi attori francesi del calibro di Vincent Cassel, Nathalie Baye, Marion Cotillard e Léa Seydoux, ha ritirato il Grand Prix della Giuria.

Due registi hanno preso Ex-Aequo il Premio della Regia: il romeno Cristian Mungiu con Bacalaureat, sua seconda palma dopo 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, e il fischiatissimo (purtroppo siamo in pochi ad amare ancora un certo cinema d’autore francese) Olivier Assayas per Personal Shopper, interpretato da Kristen Stewart.

La Migliore sceneggiatura è andata all’iraniano Asghar Farhadi, anche regista di Forushande (Il cliente).

American Honey dell’attrice, regista, sceneggiatrice britannica Andrea Arnold ha ritirato il Prix du Jury.

Alla filippina Jaclyn Jose è andato invece il Premio per l’Interpretazione femminile grazie al film di Brillante Mendoza Ma’ Rosa.

Quello per la Migliore Interpretazione Maschile l’ha invece ritirato l’iraniano Shahab Hosseni, ancore per Forushande.

I premi del più prestigioso Festival di cinema internazionale dimostrano ancora una volta che, per chi vuole tenere gli occhi aperti, il cinema d’autore, di qualità e di cultura è vivo e vegeto.