IL RITORNO DI MAD MAX di Marcello Moriondo

George Miller torna con il nuovo MAD MAX: FURY ROAD. Il film sarà presentato in anteprima fuori concorso al FESTIVAL di CANNES il 14 maggio prossimo. Dopo 30 anni, Max Rockatansky, il mitico personaggio conosciuto con il volto di Mel Gibson, sarà incarnato da Tom Hardy.
Il mondo sarà in lotta per il carburante e l’acqua e Max dovrà vedersela con la banda della cattivissima Imperatrice Furiosa, interpretata da Charlize Theron.

INGRID BERGMAN ICONA DI CANNES 2015 di Marcello Moriondo

Sarà di Ingrid Bergman l’immagine ufficiale del prossimo FESTIVAL DI CANNES. Il manifesto riproduce un ritratto di Ingrid fotografata da David Seymour, co-fondatore dell’Agenzia Magnum. L’attrice ha attraversato la storia del cinema grazie a registi del calibro di Victor Fleming, George Cukor, Alfred Hitchcock, Roberto Rossellini, Jean Renoir, Sidney Lumet, Vincente Minnelli e tanti altri.
A me piace ricordarla come l’ILSA in CASABLANCA di Michael Curtiz che chiede a Sam di suonare ancora AS TIME GOES BY; oppure l’intrigante spia Alicia in NOTORIOUS di Hitchcock.
Ingrid Bergman è stata Presidente della Giuria a CANNES nel 1973.

IL VANGELO SECONDO IL POETA di Marcello Moriondo

IL VANGELO SECONDO MATTEO
di Pier Paolo Pasolini
con Enrique Irazoqui (Gesù), Margherita Caruso (Maria giovane), Susanna Pasolini (Maria adulta), Marcello Morante (Giuseppe), Mario Socrate (il Battista), Alfonso Gatto (Andrea), Giorgio Agamben (Filippo), Rosario Migale (Tommaso),
Enzo Siciliano (Simone), Juan Rodolfo Wilcock (Caifa), Francesco Leonetti (Erode II), Paola Tedesco (Salomè), Natalia Ginzburg (Maria di Betania)
142′ Italia 1964
GIRATO A MATERA, CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA 2019
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ALLA MOSTRA DI VENEZIA
TRE NASTRI D’ARGENTO: REGIA, FOTOGRAFIA, COSTUMI
TRE NOMINATIAN ALL’OSCAR

Quarant’anni fa ci lasciava, a seguito di un atto scellerato, che sembrava partorito da uno dei suoi romanzi, Pier Paolo Pasolini, Uno dei massimi poeti del secolo scorso, regista, scrittore, saggista, linguista. Insomma un grande intellettuale.
La sua opera più controversa, insieme a Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), fu Il Vangelo secondo Matteo. La scelta di girare questa ennesima versione della storia di Cristo non deve assere stata per nulla facile, soprattutto se l’autore ha scelto di dare alla pellicola un taglio meno didascalico rispetto al passato, una naturalezza artistica e poetica, come descriveva lo stesso Pasolini in una lettera al produttore del film, Alfredo Bini, nel giugno del 1963. “Voglio fare pura opera di poesia, rischiando magari i pericoli dell’esteticità (Bach e in parte Mozart, come commento musicale: Piero della Francesca e in parte Duccio per l’ispirazione figurativa; la realtà, in fondo preistorica ed esotica del mondo arabo, come fondo e ambiente). Tutto questo rimette pericolosamente in ballo tutta la mia carriera di scrittore, lo so. Ma sarebbe bella che, amando così svisceratamente il Cristo di Matteo, temessi poi di rimettere in ballo qualcosa”.
È stato un percorso lungo e sofferto, per il laico Pasolini. La rilettura del Vangelo, la stesura della sceneggiatura col parere condiviso di illustri teologi, quindi il lungo sopralluogo in Terra Santa, che diventa anche un film di 55 minuti, Sopralluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo. Luoghi che ha descritto nelle sue poesie, in particolare in Israele e L’alba meridionale, entrambe pubblicate nella raccolta Poesia in forma di rosa (1964), Riproposte polemicamente durante il conflitto Israele-Palestina nel 1967 su Nuovi Argomenti, la rivista diretta da Alberto Moravia. Poi la scelta della Basilicata, in particolare di Matera e dintorni come location. Matera diventerà il sito ottimale per altri film ispirati ai Vangeli e alla Bibbia. Nel 1985 Bruce Beresford gira King David; Mel Gibson nel 2002 La passione di Cristo; Catherine Hardwicke The Nativity Story nel 2006; The Obscure Brother (2007) è di Linda Di Franco.
Altri registi hanno scelto quei luoghi per realizzare i propri film. Tra loro è giusto citare Alberto Lattuada (La lupa, 1953), Roberto Rossellini (Viva l’Italia, 1961, Anno uno, 1974), Luigi Zampa (Anni ruggenti, 1962), Lina Wertmuller (I basilischi, 1963), Francesco Rosi (C’era una volta, 1967, Cristo si è fermato ad Eboli, 1979, Tre fratelli, 1981), i fratelli Taviani (Allonsanfan, 1974, Il sole anche di notte, 1990), Fernando Arrabal (L’albero di Guernica), Giuseppe Tornatore (L’uomo delle stelle, 1995).
Ma Matera è anche stata dichiarata Capitale Europea della Cultura per l’Anno 2019.
Tra gli attori spiccano nomi di poeti e scrittori celeberrimi:

ENRIQUE IRAZOQUI (GESÙ) PROFESSORE DI LETTERATURA SPAGNOLA

SUSANNA PASOLINI (MARIA ANZIANA) MAESTRA ELEMENTARE E MADRE DI PIER PAOLO

MARCELLO MORANTE (GIUSEPPE) FRATELLO DI ELSA MORANTE, SCRITTORE E POLITICO

MARIO SOCRATE (GIOVANNI BATTISTA) POETA E SCRITTORE

ALFONSO GATTO (ANDREA) POETA E SCRITTORE

GIORGIO AGAMBEN (FILIPPO) FILOSOFO

ROSARIO MIGALE (TOMMASO) PARTIGIANO E POLITICO MERIDIONALE

ENZO SICILIANO (SIMONE) SCRITTORE

JOUAN RODOLFO WILCOCK (CAIFA) POETA E SCRITTORE

FRANCESCO LEONETTI (ERODE II) SCRITTORE E POETA

PAOLA TEDESCO (SALOMÈ) CANTANTE E ATTRICE

NATALIA GINZBURG (MARIA DI BETANIA) SCRITTRICE

SARÀ ANCORA LAMBERT WILSON IL MAESTRO DI CERIMONIA A CANNES PER IL 2015 di Marcello Moriondo

Anche quest’anno sarà l’attore francese Lambert Wilson il Maestro di Cerimonia del FESTIVAL DI CANNES.

La scelta è oculata considerando non solo la popolarità di Wilson, attore molto amato dal pubblico, ma anche la sua simpatia, l’eleganza e la disinvoltura con cui ha curato il suo ruolo lo scorso anno.
La sua carriera inizia con il film cult di Fred Zinnemann GIULIA e prosegue di successo in successo, per tutti i gusti e i migliori autori.
Tra i suoi film: LADY OSCAR di Jacques Demy; CINQUE GIORNI UNA ESTATE, sempre di Zinneman; IL TEMPO DELLE MELE 2 di Pinoteau; IL SANGUE DEGLI ALTRI di Claude Chabrol; LA FEMME PUBLIQUE di Zulawski; RENDEZ-VOUS di Téchiné; IL VENTRE DELL’ARCHITETTO di Greenaway; DOSTOJEVSKIJ – I DEMONI di Wajda; EL DORADO di Saura; JEFFERSON IN PARIS di Ivory; PAROLE, PAROLE, PAROLE, MAI SULLA BOCCA e CUORI per Resnais; MATRIX RELOADED e MATRIX REVOLUTIONS per i fratelli Wachowski; CATWOMAN di Pitof; BABILON A.D. Di Kassovitz; UOMINI DI DIO di Beauvois.

15 REGISTI PER LA CINÉFONDATION di Marcello Moriondo

A fine aprile sapremo chi sono i 15 registi che l’ATELIER della CINÉFONDATION inviterà al FESTIVAL di CANNES. L’Atelier è giunto alla sua undicesima edizione e accoglie i progetti cinematografici che considera particolarmente promettenti. I registi invitati avranno l’opportunità di incontrare potenziali partner, utili ad accelerare la realizzazione dei loro film.
I risultati saranno disponibili dal 30 aprile su http://www.cinefondation.com

PICCOLE CREPE, GROSSI GUAI

LUNEDÌ 16 MARZO 2015 ore 21 – 4 €
UCI CINEMAS PIOLTELLO

PICCOLE CREPE, GROSSI GUAI
Un film di Pierre Salvadori
Con Catherine Deneuve, Gustave Kervern, Féodor Atkine, Pio Marmaï
Titolo originale Dans la Cour. Durata 97 min. – Francia 2014

Antoine è un musicista. Ha passato i quaranta quando decide bruscamente di porre fine alla sua carriera. Dopo aver vagabondato per qualche giorno, trova lavoro come portiere. Mathilde abita nel vecchio palazzo a est di Parigi, dove ha trovato lavoro Antoine. E’ una donna giovane già in pensione, generosa e impegnata, che divide il suo tempo tra le sue attività associative e la vita del condominio.
Una sera, Mathilde scopre un’inquietante crepa nel muro del suo salotto. Poco a poco la sua angoscia aumenta, finché non si trasforma in vero e proprio panico: e se il palazzo crollasse? E così Antoine si fa prendere dalla simpatia per questa donna che teme possa scivolare nella follia.
Tra scivoloni e inquietudini i due formeranno una coppia maldestra, divertente e solidale e, chissà, si aiuteranno a passare questo brutto momento.

INTERVISTA CON PIERRE SALVADORI

COM’E’ NATA L’IDEA DI PICCOLE CREPE, GROSSI GUAI?
Era tanto che avevo in mente un progetto di un film con un personaggio al limite. Una donna pazza d’inquietudine. Pazza nel vero senso del termine. Per aiutare un cieco Mathilde gli legge quotidianamente il giornale. Ma la fatica e la fragilità la sommergono, fino a che non riesce più a sopportare le cattive notizie. Mi sono spesso chiesto come ci si possa immunizzare da tutto questo. Come si possono sapere cose del genere e riuscire a vivere senza farsi prendere dal panico? Mathilde, infatti, non ce la fa più.
PER COSTRUIRE I SUOI FILM, PARTE DA UN SOGGETTO O DA DEI PERSONAGGI? Tendo a diffidare dei soggetti, dei temi, ma non dei personaggi. Per PICCOLE CREPE, GROSSI GUAI, sono partito da Mathilde e il resto è nato in maniera naturale. Quando familiarizzi con i personaggi, quando cominciano a piacerti, sono come degli amanti: Attirano la storia, le scenografie e i ruoli secondari. Tutto nasce da loro.
IL PERSONAGGIO FA NASCERE IL SOGGETTO?
Sì. Attraverso Mathilde, arriviamo in questo piccolo mondo. In questo microcosmo un po’ scassato. In questo cortile, che per effetto di una lente d’ingrandimento, può essere percepito come un concentrato dell’epoca e, soprattutto, della paura diffusa. Poi arriviamo ai personaggi secondari e alle soluzioni spesso assurde e quasi comiche che essi oppongono a queste paure: Lev, è talmente perso che diventa mistico e poi violento. Maillard è ossessivo, è spaventato all’idea che un intruso possa occupare abusivamente l’edificio; poi c’è Colette e la sua libreria esoterica, dove Stéphane cerca l’oblio a qualsiasi prezzo. Mentre scrivevo la sceneggiatura avevo tutto il tempo in testa quella espressione che si usa quando si parla delle commedie italiane degli anni sessanta: l’idea che cogliessero la loro epoca in delitto flagrante.
E PER ANTOINE?
Antoine è un personaggio che ritroviamo spesso nei miei film, da Apprentis a Beautiful Lies. Il tipo di personaggio che ha la tentazione di rinunciare, il desiderio di un rapporto col mondo meno doloroso. Cerca di procurarsi questa tranquillità attraverso un oppiaceo, una droga che lo tranquillizza. Vuole ritirarsi dal mondo, dormire. Pensa di potersi allontanare dal resto del mondo ma non ne è capace. E’ sensibile, comprensivo; e Mathilde lo colpisce.

IO STO CON LA SPOSA

LUNEDÌ 9 MARZO 2015 ore 21 – 4 €

UCI CINEMAS PIOLTELLO

IO STO CON LA SPOSA
Un film di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry
Con Tasneem Fared, Abdallah Sallam, MC Manar Manar, Alaa Bjermi
Durata 89 min. – Italia, Palestina 2014

Per andare in scena si comincia sempre dal costume, l’abito creato apposta per gli attori e indossato durante la rappresentazione. Ma quello che il documentario di Gabriele Del Grande, Antonio Augugliaro e Khaled Soliman al Nassi racconta è la realtà di uomini e donne che hanno interpretato un ruolo e infilato un costume per beffare il destino e garantire un futuro a chi amano.
Documentario nomade finanziato ‘dal basso’, Io sto con la sposa mette letteralmente in schermo un matrimonio e il suo corteo di invitati mai così partecipi. Perché i cinque protagonisti di questa avventura sono in fuga dalla guerra e dal loro Paese fiaccato dalla belligeranza. Palestinesi e siriani sopravvissuti ai marosi, sbarcati a Lampedusa e decisi a raggiungere ‘creativamente’ la Svezia. Ad aiutarli un regista, un giornalista e un poeta sirano-palestinese convinti che nella vita prima o poi bisogna scegliere da che parte stare. Schierati da quella del sogno, disattendono le leggi del Vecchio Continente e arrivano in meta. Non la casa base ma una nuova casa, che alleggerisca a chi ha chiesto loro soccorso, le ragioni per cui hanno rischiato la vita, spaiato i loro affetti e abbandonato tutto quello che avevano costruito.
Nel viaggio verso la Svezia, terra promessa e unica ‘eccezione’ europea che dal settembre 2013 concede il diritto di residenza a tutti i siriani che domandano asilo, i protagonisti si raccontano, rivelandoci chi è veramente un rifugiato e ricordandoci correttamente che nessuno sceglie di esserlo. Il dilemma, la condizione in cui una decisione si impone tra due o più alternative ugualmente indesiderabili, rappresenta in sintesi lo stato del profugo. Dittature, crolli di dittature, guerra, soprusi impongono a uomini e donne risposte immediate al problema, che molto spesso non si risolve poi nel compimento della scelta. Sono decisioni i cui effetti dolenti permangono anche dopo l’espatrio, condizionando la vita futura in diaspora. Così Alaa, partito con suo figlio Manar e lasciato il minore in Palestina senza sapere se lo rivedrà mai o se riuscirà mai a condurlo lontano dal pericolo e vicino al cuore. A non avere dilemmi nel consentire l’accesso al territorio e alla procedura di asilo, dovrebbero essere invece le autorità italiane, francesi o tedesche che siano. Autorità eluse con indocile grazia dagli autori che stanno con la sposa e la scortano per tremila chilometri, tingendo il loro documentario di un tono fiabesco. Una favola di disobbedienza civile che ha abbattuto gli orchi, che confida nel prossimo e che reagisce all’Europa, alle sue forme di contenimento, controllo, detenzione e respingimento. Azione politica in immagini, Io sto con la sposa solleva e risolve con estro il dibattito sul diritto alla mobilità, il diritto delle persone a spostarsi senza impedimenti, sfuggendo guerre o dittature crudeli. A incarnare l’Odissea in costume nuziale, che muove da Milano alla volta di Stoccolma, passando per Marsiglia, Bochum e Copenaghen, due sposi e un solido e solidale contorno di comprimari, che hanno il volto di chi è ‘affondato’, di chi è riemerso, di chi come Manar ‘rappa’ la propria vita e i suoi pochi anni per dirsi al mondo e per dire al mondo che non si sente più straniero e che quello che desidera si trova finalmente in questo posto, a questo punto. (Marzia Gandolfi, Mymovies)