DJANGO SCATENATO di Marcello Moriondo

Com’è noto, Quentin Tarantino ama da sempre il cinema italiano. Più volte ha omaggiato o citato i B-movie nostrani nei suoi film. È così che nasce DJANGO UNCHAINED, una personalissima rivisitazione della pellicola di Sergio Corbucci del 1966.

Ecco, di seguito, alcuni buoni motivi per vedere e rivedere DJANGO UNCHAINED:

La colonna sonora attinta direttamente dagli “spaghetti western”.
L’aggressione del Klu Klux Klan e la sua sbeffeggiante soluzione.
L’incontro-citazione tra il Django del passato, Franco Nero, e quello del presente, Jamie Foxx.
La straordinaria interpretazione di Christoph Waltz.
La riscrittura del soggetto con l’inserimento di un protagonista nero in chiave anti schiavitù.

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LA DIVA CHE VISSE DUE VOLTE di Marcello Moriondo

GRACE DI MONACO
Un film di Olivier Dahan
Con Nicole Kidman, Tim Roth, Frank Langella, Paz Vega, Parker Posey, Milo Ventimiglia
Titolo originale: Grace of Monaco
Durata 103 min. – USA, Francia, Belgio, Italia 2014.

Grace (Nicole Kidman) visiona l’ultimo ciak di Caccia al ladro, che Hitchcock ha tratto dal romanzo di David Dodge. L’auto percorre silenziosa le tortuose strade della riviera monegasca. È il preludio di quella che sarà in futuro la vita dell’attrice, ma anche la sua morte. Esce dal set come conviene, essendo una diva, ma col portamento di una principessa. L’appartamento che la Paramount le ha riservato negli Studi è invaso dai fiori che Ranieri III di Monaco (Tim Roth) le ha inviato.
Sei anni dopo la ritroviamo Principessa di Monaco, con già due eredi al trono, Alberto e Caroline. La televisione mostra come la Francia sta uscendo dal disastro algerino, e un ministro di De Gaulle, a un appunto di Grace, osserva che “i conflitti sono un male necessario, soprattutto nelle colonie”.
Come se questi “mali necessari” non fossero sufficienti, vista la Guerra fredda e Kennedy che sta per infilarsi nella crisi dei missili di Cuba, De Gaulle intima a Ranieri di regolarizzare le finanze del principato a modello della Francia. Pena l’invasione di Monaco e la sua annessione a Parigi. È evidente che l’Eliseo si riferisce ai francesi che sfuggono al fisco risiedendo a Montecarlo.
Nel frattempo, Hitchcock propone a Grace un nuovo film: Marnie, dal libro di Winston Graham.
Questo è forse il periodo più sofferto per Grace. Deve decidere se tornare a essere la diva che tutti rimpiangono o rimanere tranquilla, nella sua prigione dorata, col marito e i figli. L’unico che riesce a capirla e a indirizzarla è Padre Tucker (Frank Langella), consigliere dei principi di Monaco. Grazie a lui Grace, apprende a comportarsi da vera principessa, sia a palazzo, che con i sudditi e, soprattutto, con media e funzionari pubblici.
Intanto tutto precipita. Il pressing di De Gaulle si fa opprimente, Ranieri schiaffeggia pubblicamente il Ministro di Stato Pelletier che ha osato infangare l’immagine di Grace, e Parigi isola il principato con filo spinato e la guardia nazionale francese ai confini.
Il regista francese Olivier Dahan ha messo molta carne al fuoco, raccontando solo un anno di vita di Grace Kelly, e il tutto è davvero accattivante. C’è il travaglio di una donna, che soffre di nostalgia per la vita precedente, che deve a un certo punto decidere. E saranno le parole di Tucker a farle prendere la decisione: “Quello di principessa è per un’attrice il ruolo più importante della sua carriera.”
Poi c’è la ricostruzione della crisi Francia/Monaco, davvero poco raccontata, e tramite la sceneggiatura vengono alla luce dei retroscena che naturalmente hanno fatto indignare la famiglia Grimaldi. Secondo Dahan, il ruolo della principessa è stato decisivo per la risoluzione della crisi, poiché avrebbe suggerito a Ranieri la tattica da usare con De Gaulle. Non so se le cose siano andate realmente così, come suggerisce la frase d’incipit, ma i movimenti umanitari della principessa un po’ avranno influito. Sicuramente ci sarà stato un grande lavoro diplomatico e, perché no, anche lo zampino di Kennedy. Anche nel privato, gli amici comuni di Casa Bianca e Monaco, circolano per tutto il film, primi fra tutti Aristotele Onassis (Robert Lindsay), all’epoca proprietario del Casinò e potenza economica del principato, e Maria Callas (Paz Vega), che cavalca con Grace nella vasta tenuta.
Tutto questo è rovinato dalla incredibile ricostruzione del rapporto d’amore tra Grace e Ranieri, i cui dialoghi hanno strappato risate spontanee tra gli spettatori. Si racconta della bella che attende il principe azzurro che la trasformi a sua volta in principessa, e la porti in un Paese incantato dove vivranno felici e contenti.
Anche se lo spettro della diva del cinema è sempre in agguato.
La musica è su misura dei tempi raccontati. Eric Satie a parte, la Callas spopola. Già i pochi secondi dell’icona iniziale della Gaumont sono accompagnati strumentalmente da Casta Diva (e la Kidman sale le scale per la Premiere, a Cannes, da diva, casta nell’abito bianco); poi la voce di Maria in Ebben? Ne andrò lontana, da La Wally di Catalani, passa mentre i due principi visionano il filmino del loro matrimonio; infine, al ricevimento per la Croce Rossa internazionale, la cantante interpreta O mio babbino caro dal Gianni Schicchi di Puccini. Grace prova a fare seriamente la principessa al suono ironico di Lolita Ya Ya di Nelson Riddle, dal film Lolita di Kubrick uscito proprio quell’anno. Poi, sempre al ricevimento, i principi ballano il Valzer triste di Sibelius, che si trasforma nel Miserere.
Il tutto misto all’incredibile ricostruzione del rapporto d’amore tra Grace e Ranieri. Si racconta della bella che attende il principe azzurro che la trasformi a sua volta in principessa, e la porti in un Paese incantato dove vivranno felici e contenti.
Anche se lo spettro della diva del cinema è sempre in agguato.

PIOGGIA DI PIOMBO di Marcello Moriondo

BUTCH CASSIDY
Un film di George Roy Hill
Con Robert Redford, Paul Newman, Katharine Ross, Sam Elliott
Titolo originale Butch Cassidy and the Sundance Kid. Ratings: Kids+13. 4 Premi Oscar. Durata 112′ min. – USA 1969

“Raindrops keep fallin’ on my head
But that doesn’t mean
My eyes will soon be turnin’ red”

Butch Cassidy (Paul Newman), specializzato negli assalti al treno, col suo “Mucchio Selvaggio”svuota con le armi in pugno i vagoni blindati dell’intera strada ferrata del west.
La vera storia di Cassidy ci racconta di un bandito gentiluomo, rapinatore per vocazione che, infine braccato, fugge in Argentina col fido Sundance Kid (Robert Redford).

Ecco, di seguito, alcuni buoni motivi per vedere e rivedere BUTCH CASSIDY:
L’irresistibile coppia di attori protagonisti: Newman e Redford.
Newman in bicicletta con Catharine Ross sulla canna, mentre B.J. Thomas canta Raindrops keep fallin’ on my head di Burt Bacharach, Premio Oscar per musica e canzone.
Uno dei migliori finali della storia del western.

L’ASSEDIO di Marcello Moriondo

UN DOLLARO D’ONORE
Un film di Howard Hawks
Con John Wayne, Dean Martin, Walter Brennan, Angie Dickinson,
Ricky Nelson
Titolo originale Rio Bravo. Durata 141′ min. – USA 1959

“Purple ligth in the canyon
that is where I long to be.”
La legalità è il motto dello sceriffo John Wayne, pronto a tutto pur di difenderla. Al suo fianco l’ubriacone Dean Martin, il giovane pistolero Ricky Nelson e lo storpio Walter Brennan.
Ci sono due cantanti tra gli interpreti e la musica è co-protagonista:
Dimitri Tiomkin si autocita con BLOWIND WILD da BALLATA SELVAGGIA di Hugo Fregonese del 1953.
Il DEGUELLO, suonato dai messicani a Alamo assediato, come strategia della tensione prima di attaccare il 6 marzo 1836. Ripreso nel 1960 da John Waine, regista e interprete di ALAMO.
Dean Martin canta MY RIFLE, PONY, AND ME accompagnato da Ricky Nelson alla chitarra, poi CINDY CINDY con Nelson e Walter Brennan. CINDY CINDY era all’epoca un successo sia di Nelson che di Elvis Presley.

Ecco, di seguito, alcuni buoni motivi per vedere e rivedere UN DOLLARO D’ONORE:
La lunga sequenza iniziale nel saloon.
Le gambe e lo sguardo di Angie Dickinson.
Ricky Nelson che passa il fucile a John Wayne.
Il DEGUELLO che incombe sui difensori della legge assediati.
Dean Martin, Ricky Nelson e Walter Brennan in un indimenticabile terzetto.

L’IMMIGRANTE INTRIGANTE di Marcello Moriondo

Ewa (Marion Cotillard) è l’emigrante della situazione. Lei e sua sorella Magda arrivano a Ellis Island, il centro di smistamento nei pressi di New York. Lì si decideva del destino di persone che avevano lasciato spesso con dolore la loro terra, che avevano investito tutto nella speranza di una vita nuova, forse migliore. È lo stesso luogo presentato in Nuovomondo di Emanuele Crialese. La lunga trafila della disperazione non risparmia nessuno. I più fortunati sbarcano sul suolo newyorchese, gli altri sono rispediti in patria. È il 1921, Ewa e la sorella sono pronte alla durissima prova, sono scappate dalla Polonia e dalla miseria dell’Europa reduce dalla Grande Guerra, ma il tossire di Magda attrae l’attenzione delle guardie. La sorella è sospettata di essere affetta da tubercolosi, quindi ricoverata in quarantena nell’ospedale dell’isola per essere curata e quindi espulsa. Ewa, in quanto donna sola, senza un uomo non può essere in grado di accudire a sé stessa, nonostante sia infermiera e conosca la lingua inglese, quindi inserita nel gruppo delle espulsioni. A trarla d’impaccio è Bruno (Joaquin Phoenix), un “impresario” senza scrupoli, che la inserisce nel giro del varietà legato alla prostituzione. Ewa, cattolica osservante, accetta solo con la speranza di liberare Magda. Ma i progetti di Bruno su di lei sono altri. A scombinare tutto arriva Orlando, un illusionista cugino di Bruno. I due uomini si detestano e la ragazza diventa il principale pretesto della loro rivalità.
Il film è stato girato effettivamente a Ellis Island, di notte, con luci artificiali, per evitare il contatto con i numerosi visitatori del museo.

La Statua della Libertà Ewa la vede solo da lontano, arrivando col battello, poi sul palcoscenico ne indossa i panni: è Lady Liberty, che sfila al ritmo dell’Inno nazionale Usa. Ma la vera libertà sembra ancora lontana da raggiungere.
Nello spazio di detenzione transitoria sull’isola, Orlando si esibisce in un numero di levitazione mentre suonano il Coro muto dalla Madama Butterfly di Puccini. Subito dopo Enrico Caruso (il tenore Joseph Calleja) intrattiene i prigionieri. Pare che il famoso cantante sia stato realmente a Ellis Island per dare conforto ai disperati costretti all’emigrazione. Poi un vecchio grammofono a rullo passa pezzi d’epoca, ma nel film si ascoltano anche Gounod e Wagner.

Al solito, il titolo italiano distorce il significato di quello originale. La parola “immigrato” ha un alto valore rispetto alla narrazione filmica.
Gray ha dichiarato: “Sono favorevole all’immigrazione, arricchisce la società, porta della vitalità, scioltezza e dinamismo alla cultura.”
Marion Cotillard, che nel film parla un polacco perfetto, dice: “Recito in polacco, quindi devo farlo perfettamente, senza accento. Ho capito che per parlarlo bene, dovevo tuffarmi nella cultura polacca. Ho fatto la stessa esperienza in inglese e in italiano. La cultura arricchisce la lingua e viceversa.”

Il film è passato lo scorso anno a Cannes, tra giudizi contrastanti.

JIMI IN LONDON di Marcello Moriondo

JIMI: ALL IS BY MY SIDE di John Ridley, distribuito dalla talentuosa I Wonder Pictures, arriva sugli schermi di tutta Italia dopo essere passato per il Sundance di Redford, il Biografilm Festival di Bologna e Ciné, le Giornate di Cinema di Riccione.
Ci hanno provato in diversi a portare sul grande schermo Jimi Hendrix con scarsi risultati. Non parlo di documentari, ma di veri film o biopic che dir si voglia. Il problema maggiore è sempre stato il trovare un attore credibile. Magari che fosse anche chitarrista, per poter allargare i piani. John Ridley, premio Oscar come sceneggiatore di 12 ANNI SCHIAVO, per il suo film ha scelto il musicista Hip-Hop André Lauren Benjamin, in arte André 3000, componente degli OutKast. Rydley l’ha trasformato in Jimi. Stesse movenze, stessi tic, stessa andatura, stesso modo di parlare e, soprattutto, stesso modo, incredibile, di suonare la chitarra. L’altro grosso ostacolo è la sorella di Hendrix, Janie, che rifiuta da sempre di autorizzare l’utilizzo dei pezzi di Jimi, con o senza copyright. Ridley l’ha superato ben sapendo che nel periodo raccontato nel film Hendrix suonava soprattutto cover, e Paul McCartney ha dato la licenza per SGT. PEPPER’S LONELY HEARTS CLUB BAND.
Pare che il regista abbia ascoltato, circa sette anni fa, Jimi Hendrix in SEND MY LOVE TO LINDA. Incuriosito, volle scoprire a quale Linda il lungo assolo di chitarra fosse dedicato. Giunse alla conclusione che non poteva essere che la modella Linda Keith, che incise decisamente nella vita sentimentale e artistica del chitarrista. Partendo da questa certezza, ha raccontato un anno della vita di Hendrix, forse il più importante, a cavallo tra il 1966 e il 1967, fino alla vigilia della sua consacrazione a Monterey. Un periodo sofferto, dopo il quale per Hendrix nulla fu più come prima, diventò una leggenda.
1966. Jimy è un giovane chitarrista nero che ascolta Bob Dylan e ha suonato nelle band di Little Richard, The Isley Bros. E Wilson Pickett. Sotto il nome di Jimmy James sta suonando al Cheetah Club di New York quando una sera, tra il pubblico, c’è Linda Keith (l’attrice Imogen Poots), allora fidanzata con Keith Richard. Linda è affascinata sia dal selvaggio suono della chitarra che dal personaggio Jimi. Al Cafe Wha?, nel Greenwich Village, lo presenta a Chas Chandler, il mitico bassista degli Animals (chi non ricorda lo strepitoso riff di WE GOTTA GET OUT OF THIS PLACE?). Chas è in un momento di transizione. Alan Price, tastierista degli Animals, sta lasciando il gruppo e lo stesso Chas ha scoperto la vocazione di manager e porta Jimi a Londra per lanciarlo. È la città dove CLAPTON IS GOD campeggia scritto sui muri; dove i colori vivaci del movimento beat contrasta con i neri taxi, i neri ombrelli e le nere bombette degli impiegati della city; dove i bobby fermano i neri, li spogliano della giacca militare e insultano la loro ragazza bianca. Ma è anche la città che offre una nuova possibilità artistica a Jimi. Sempre sotto l’ala protettiva di Linda e Chas, nascono Jimi Hendrix Experience, le prime incisioni del gruppo e di conseguenza le prime audizioni, nientemeno che tramite Radio Caroline, quella immortalata nel film di Richard Curtis I LOVE RADIO ROCK (2009). Linda passa a Jimi una Fender Stratocaster bianca di Keith Richard, e allo stesso tempo lo introduce ai primi, timidi, passi verso la droga. Poi arriva il mitico incontro con quello che Hendrix considera un mito: Eric Clapton. Grazie a Chas sale sul palco del Regent Street Polytechnic dove si stanno esibendo i Cream e parte con KILLING FLOOR. Clapton lascia il palco e si rifugia nel camerino dove lo raggiunge Chas. Famosa la frase di Eric a Chas: “YOU NEVER TOLD ME HE WAS THAT FUCKING GOOD!”. La prova generale al successo di Jimi avviene al Saville Theatre, il 4 giugno 1967, dove Hendrix interpreta una indimenticabile versione di SGT. PEPPER’S LONELY HEARTS CLUB BAND (il long play dei Beatles è uscito solo tre giorni prima), di fronte agli stupefatti Paul McCartney, George Harryson, Eric Clapton e altri musicisti di alto livello. Dopo questa performance, Jimi è pronto per Monterey, al fianco di Janis Joplin, Simon & Garfunkel, Otis Redding, gli Who, i Mamas and Papas, i Byrds, Ravi Shankar (il tutto è stato immortalato dalla cinepresa di Pennebaker).
Tra flash d’epoca con gli Animals, gli Who, Spencer Davis e altri, assistiamo alla collera di Keith Richard verso Linda (per lei scriverà RUBY TUESDAY), alla gelosia di Linda verso Kathy Etchingham, agli intrighi di Ida.
I pezzi suonati da Benjamin sono celebri cover che Hendrix trasformò secondo il suo inconfondibile stile: oltre al già citato SGT. PEPPER’S LONELY HEARTS CLUB BAND, c’è WILD THING, MANNISH BOY di Muddy Waters, BLEEDING HEART e HOUND DOG.
Aspettando JANIS: LITTLE GIRL BLUE di Amy Berg, un film che racconta Janis Joplin persona, oltre la sua musica, nel 2015, sempre per I Wonder Pictures.

OH MY DARLING di Marcello Moriondo

SFIDA INFERNALE
Un film di John Ford
Con Henry Fonda, Linda Darnell, Victor Mature, Cathy Downs, Walter Brennan

Titolo originale MY DARLING CLEMENTINE
Ratings: Kids+16, b/n durata 97′ min. – USA 1946

“Oh my Darling, Oh my Darling,
Oh my Darling Clementine.
Thou art lost and gone forever,
Dreadful sorry, Clementine.”

Il film è tratto da un reale episodio accaduto ai tempi del selvaggio west, a Tombstone, ma come si può immaginare, la linea tra buoni e cattivi era, originariamente, sottilissima. John Ford ci mostra Wyatt Earp e Doc Holliday come due eroi, paladini della legalità. Altri film, in seguito, renderanno giustizia alla verità.
Tra i numerosi film che raccontano o citano semplicemente l’episodio, SFIDA INFERNALE è in assoluto il migliore, anche se bisogna ammettere che SFIDA ALL’OK CORRAL di John Sturges, sceneggiato dallo scrittore Leon Uris, con la coppia Kirk Douglas, Burt Lancaster, si difende davvero bene.

Ecco, in seguito, alcuni buoni motivi per vedere e rivedere SFIDA INFERNALE:

I dialoghi estrapolati dall libro di Stuart N. Lake.

Victor Mature che recita il monologo dal terzo atto dell’Amleto di Shakespeare.

Henry Fonda che balla la polca con Linda Darnell.

Il tradizionale Oh my Darling Clementine dall’orchestra di Alfred Newman, che fa da leitmotiv al film.