A History of Violence (2005)

Nulla è come sembra

di Marcello Moriondo

A History of Violence, fumetto di culto di John Wagner e Vince Locke, della DC Comics, è diventato film, un thriller sceneggiato da Johs Olson per la regia di David Cronenberg.

In una tranquilla cittadina, dove tutti si conoscono, vivono Tom (Viggo Mortensen) con la moglie Edie (Maria Bello) e due figli. Tom gestisce una caffetteria e sembra aver passato tutto il tempo a prepararsi a costruire una famiglia. O almeno è quello che noi crediamo. Il figlio maggiore è sotto tiro dai soliti bulletti nel liceo locale che frequenta, la piccola è bella come una bambolina e Edie, come Tom, vive per la propria famiglia. Ma all’improvviso Tom diventa un eroe. Due pericolosi assassini entrano nel suo locale e minacciano con le armi i pochi presenti. Tom con un abile colpo di mano sventa l’aggressione e uccide i due delinquenti. Reazione spropositata da parte del tranquillo Tom o un’azione istintiva? Sembra più una mossa da consumato professionista della violenza. A questo punto è evidente che non può essere un’azione dettata semplicemente dalla paura o dalla difesa dell’incolumità dei presenti e della proprietà. La sua reazione, anche se a fin di bene, è eccessiva, spaventa. Disorienta anche Edie, che stenta a riconoscere il mite carattere che conosceva in lui. A questo punto è il passato di Tom che torna a cercarlo, risvegliato dalle immagini televisive, che vagano di stato in stato, raccontando dell’eroe per caso, che s’è fatto giustizia da sé. Nella tradizione della DC Comics le storie si evolvono, trasformando i personaggi e rivelando la loro natura celata, le origini inconfessate. Così è anche nel film di Cronenberg, che trasforma i suoi interpreti. Tom, per il mantenimento dello status quo, si lascia prendere la mano e ora è uno spietato vendicatore che fa i conti col proprio passato. Suo figlio maggiore “sistema” a cazzotti i bulli importuni e arriva a uccidere un uomo per legittima difesa. Edie si adegua al cambiamento, passando dal rapporto sessuale adolescenziale col dolce maritino, vestita da cheer-leader, in camera da letto, al sesso violento e selvaggio col compagno killer sulle scomode scale di legno che portano ai piani superiori.

Il passato di Tom si presenta con dei personaggi di tutto rispetto. Il primo è Ed Harris, sfregiato per l’occasione, e possiamo benissimo immaginare chi ha fatto la decorazione sul volto del gangster. Ma la chicca è il boss malavitoso, nonché fratello di Tom, un imperdibile e divertente William Hurt. Si assiste praticamente a due film. C’è la vita tranquilla e quasi monotona della piccola comunità provinciale americana, con la famiglia convenzionale, la sua casetta conquistata, come la stima personale, grazie a un onesto lavoro e i classici tic adolescenziali nei licei. Poi c’è la seconda parte e la pellicola vira di genere, diventa un thriller. I toni si accendono, la fiducia si sgretola e le personalità si scompongono, ritornando alle identità originarie. Il tutto condito da un umorismo nero, che caratterizza i vari protagonisti. Forse una metafora della stessa società americana, dove l’anima nera della guerra, repressa a fatica per anni, è tornata con la sua violenza a insanguinare il pianeta.

Come spesso accade nel passaggio dal fumetto al cinema, quello che viene rappresentato è solo un aspetto del racconto grafico. I personaggi raffigurati sono solo una parte del popolo che anima la storia e soprattutto manca il background, cioè la vita passata di Tom e le sue vicissitudini future, presenti invece nel comics. È molto lontano comunque dalla riduzione fatta da Rodriguez di Sin City di Miller, non ci sono effettacci né riproduzioni che possano riportare alla creazione cartacea, anche perché, oltre al personale metodo registico di Cronenberg, le tavole di Wagner e Locke hanno un aspetto letterario abbastanza tradizionale, senza gli scomponimenti tanto cari a Miller. Del resto il canadese Cronenberg ha sempre manipolato le opere letterarie e i testi che poi sono diventati film nelle sue mani. Basti pensare a lavori come l’ambiguo Crash da James G. Ballard, o a Inseparabili da Twins di Bari Wood, oppure il visionario Il pasto nudo dal romanzo di William Burroughs e l’angosciante Spider tratto da Patrick McGrath. Per non parlare dalla mirabile trasformazione della Zona morta di Stephen King. Tutti marchi personali che, anche grazie alla scelta felice degli attori protagonisti, fanno di Cronenberg uno dei migliori registi contemporanei. A History of Violence è arrivato nelle sale italiane, dopo essere passato con successo di critica e pubblico al Festival di Cannes nel 2005.

SOUTHLAND TALES (2006)

Sognando la California, dopo la bomba

di Marcello Moriondo

Un film presentato in concorso al Festival di cannes

Diretto da film di Richard Kelly
Con Dwayne Johnson, Seann William Scott, Sarah Michelle Gellar, Mandy Moore, Miranda Richardson, Kevin Smith e David McDivitt
Fotografia: Steven Poster
Scenografia: Alexander Hammond
Montaggio: Sam Bauer
Musica: Moby

Inizialmente girato in video, è ambientato a Southland, termine che indica la parte sud della California, dopo l’esplosione della bomba nucleare. È il 2008 e si incrociano storie di vari personaggi. La bomba atomica non aveva creato mostri. Vi troviamo invece un gruppo neo-marxista, un poliziotto, citazioni dalla Bibbia: tutto per contrastare il colosso US-I Dent, che ha alterato seppur impercettibilmente la rotazione della terra a beneficio di un generatore di potenza che serve a sostituire l’energia, ormai mancante sulla terra. Krysta Now vuole fare soldi alla svelta con una linea di bellezza, un profumo o qualcosa di simile, e questo è davvero un cambio di carriera se pensiamo che si è sempre dedicata al porno e alla realizzazione di film XXX. UPU2 è il posto dove lavora il poliziotto: la tecnologia è avanzata e possiamo seguire su maxi-schermi le operazioni della polizia contro il gruppo eversivo. Dopo la guerra nucleare molti sono i reduci di guerra, tornati magari con qualche menomazione, a presiedere una società tenuta insieme a fatica. Il disagio che si respira è percepibile, un post-atomico metafora del mondo odierno.

La pellicola rimane lontana dal mitico Donnie Darko, precedente film e grande successo di Richard Kelly. , anche se possiamo considerare notevole il lavoro di post-produzione e di effetti speciali: c’è addirittura la creazione di un dirigibile, un moderno Zeppelin, superaccessoriato e di lusso, che arricchisce il livello di contaminazione al fumetto e alla pop-art. Il tutto accompagnato da una colonna sonora variegata, trainata dal leitmotiv di Moby.

Già 125 anni

Da Yellow Kid a Corto Maltese; da Superman a Zerocalcare: 125 anni di nuvole parlanti

di Marcello Moriondo

Anche il fumetto, come il cinema, ha diverse versioni di paternità e soprattutto è in discussione la sua reale data di nascita. Se non propriamente tavole parlanti, non erano forse immagini in sequenza, vere e proprie storie disegnate, i geroglifici egizi o le decorazioni sulle ceramiche greche? Per non parlare dei messaggi illustrati che gli uomini delle caverne ci hanno lasciato. Senza andare tanto lontano, è difficile stabilire il confine tra l’illustrazione, la vignetta e la successiva striscia e si ipotizza la nascita dei Comics risalente al 1812.

Veniamo ai progenitori di Corto Maltese e Dylan Dog. Uno tra i più rappresentativi è Caran d’Ache, il vignettista e caricaturista franco-russo, che già nel 1889 pubblicava disegni umoristici e collaborava con le riviste frivole in voga a Parigi durante la Belle Epoque. Come non rimanere influenzati nel disegno da questo stravagante artista? Fin da bambino, sono rimasto affascinato dalle scatole in metallo contenenti le matite colorate che han preso il nome da Caran d’Ache. Esposte in negozio, son sempre state oggetto di un desiderio che non potevo permettermi.

Ma quello che ufficialmente ha decretato una data fissa alla nascita del fumetto è Yellow Kid, del 1895, ma affermato nel ’96. Inizialmente era solo il volto di un ragazzino grottesco che gridava apparendo marginalmente in disegni popolati da una sorta di corte dei miracoli Newyorkese, in cui il crudele Richard Felton Outcault denigrava povertà, immigrazione ed emarginazione. Le tavole di Outcault uscivano ogni domenica sul “New York World” edito da Joseph Pulitzer, l’emigrato polacco che partecipò nelle fila nordiste alla guerra di secessione americana, divenne mebro del Congresso degli Stati Uniti e diede il nome al famoso premio giornalistico. Yellow Kid, il terribile bambino pelato in camicia da notte, prende questo nome quando i cronisti del “World” decidono di tingere la sua camicia di giallo. Di colpo diventa protagonista e quindi ambito dalla concorrenza. A suon di dollaroni, il re della carta stampata William Randolph Hearst, si comprò la matita di Outcault per il “Journal”, che aveva appena rilevato, e Kellow Kid, con la sua maleducazione, divenne il portavoce disegnato della stampa scandalistica e classista del pescecane Hearst.

Dei fumetti che seguirono, ci restano nella mente, e sono esposti a Castello Estense, una vasta serie di personaggi. Bibì e Bibò (The Katzenjammer Kids), i due monelli tormentatori di Capitan Cocoricò, l’eterno spasimante di Tordella (Mama), stampati in Italia sul “Corriere dei piccoli”, gloriosa testata recentemente “uccisa”. Fortunello e la Checca, che hanno avuto un ritorno di gloria con l’era Ford, quando Feiffer ha usato il personaggio per mettere alla berlina l’allora presidente degli Usa. Little Nemo, o l’interpretazione dei sogni a fumetti. Arcibaldo e Petronilla, i precursori dell’incompatibilità nella coppia. Krazy Kat, topo Ignazio il lancia mattoni e l’agente innamorato, rispolverati e tutt’ora godibili su “Linus”. Senza dimenticare il poliedrico Serrgio Tofano, disegnatore e interprete del Signor Bonaventura.

Vennero poi Felix, Topolino, Betty Boop, Tintin, Dick Tracy, Mandrake, l’Uomo Mascherato, Flash Gordon, Superman, Batman. Gli eroi del dopoguerra italiano: Gim Toro, il Piccolo Sceriffo, Tex Willer, Pecos Bill, Kinowa. E ancora: Lucky Luke, Jeff Hawke, Andy Capp, i Supereroi della Marvel, Mafalda. I Peanuts, ragazzini specchio della società americana, dai quali ha preso vita “Linus”. Impossibile elencarli tutti. Sempre più raffinati e avventurosi e sempre più europei Michel Vaillant, Arzach, Barbarella, Diabolik, Zagor, Mister No, Dylan Dog, che ha superato ogni record di vendite, Martin Mystere, Nathan Never. Il puro divertimento con i Puffi, Asterix, Cocco Bill, le Sturmtruppen, Tiramolla, la Pimpa. L’erotismo di Valentina, di Manara e dei manga. Il Giappone di Lady Oscar, Lupin III, del raffinato Vedeo Girl Ai, di Dragon Ball e Mazinga. La nuova onda: Lorenzo Mattotti, Vittorio Giardino. La dissacrante Tank Girl. Il graffiante Doonesbury, il rivoluzionari Zerocalcare. Poi i miti scomparsi. Andrea Pazienza, che descrivendo la generazione del ’77 ha creato un modo nuovo di fare fumetto. Hugo Pratt, infine, l’indimenticabile autore di Corto Maltese, che oggi ci manca più che mai.

Tarantino aggiunto a Cannes

Nuovi film selezionati per Cannes

di Marcello Moriondo

Altri film sono stati inseriti nella selezione del Festival di Cannes.

In competizione:

Once Upon a Time… in Hollywood di Quentin Tarantino è un omaggio alla Hollywood del 1969. Gli interpreti sono Leonardo DiCaprio, Brad Pitt e Margot Robbie.

Il franco-tunisino Abdellatif Kechiche torna a Cannes sei anni dopo la Palma d’Oro per La vie d’Adéle con un film ambientato negli Anni ’90, Mektoub, My Love : Intermezzo.

Séance de minuit:

Lux Æterna di Gaspar Noé con due attrici (Béatrice Dalle e Charlotte Gainsbourg che si raccontano storie di streghe.

Un Certain Regard:

La famosa invasione degli orsi in Sicilia, Un film d’animazione che il bravissimo Lorenzo Mattotti ha tratto dall’opera di Dino Buzzati. Con le voci di Toni Servillo, Antonio Albanese e Andrea Camilleri.

Odnazhdy v Trubchevske della russa Larissa Sadilova racconta una “cronaca dal villaggio di Troubtchevsk”.

Speciali:

L’attore Gael García Bernal nel suo secondo lungometraggio, Chicuarotes, racconta l’adolescenza messicana.

Patricio Guzmán, esule cileno durante la dittatura, racconta la storia del suo Cile in La Cordillera de los sueños.

Leila Conners prosegue la sua lotta per la salvezza del pianeta con Ice on Fire, con al fianco, ancora una volta, Leonardo DiCaprio.

Dan Krauss torna sulle problematiche legate all’AIDS con Ward 5B.

Ecco la Giuria del Festival di Cannes 2019

I giurati del 72° Festival di Cannes

di Marcello Moriondo

Annunciati i membri della Giuria capitanati dal regista messicano Alejandro Gonzales Iñárritu. Tra loro anche la nostra Alice Rohrwacher.

Presidente il regista, produttore e sceneggiatore messicano Alejandro Gonzales Iñárritu

Membri:

Elle Fanning, attrice statunitense

Maimouna N’Diaye, Attrice e regista del Burkina Faso

Kelly Reichardt, Regista, sceneggiatrice e montatrice statunitense

Alice Rohrwacher, regista e sceneggiatrice italiana

Enki Bilal, fumettista e cineasta francese

Robin Campillo, regista, sceneggiatore e montatore francese

Yorgos Lanthimos, regista, sceneggiatore e produttore greco

Pawel Pawlikowski, regista e sceneggitore polacco