CANNES:RINNOVATA LA FIDUCIA A PIERRE LESCURE di Marcello Moriondo

A presiedere l’associazione organizzatrice del 70° Festival di Cannes sarà ancora Pierre Lescure, giornalista, uomo d’affari e cofondatore delle Éditions de Minuit.

Infatti, l’Association Française du Festival International du Film ha rinnovato la sua fiducia a Lescure nel dicembre 2016.

L’edizione del 70° si svolgerà dal 17 al 28 maggio 2017

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UN POETA IN FUGA di Marcello Moriondo

NERUDA di Pablo Larrain con Luis Gnecco, Gael García Bernal – 107′ – Argentina, Cile, Spagna, Francia 2016

Oh carne, carne mia, donna che amai e persi,

te, in questa ora umida, invoco e canto.” “La canzone disperata”, Pablo Neruda

1948. Il senatore Pablo Neruda accusa pubblicamente il governo cileno di Gonzales Videla di tradimento verso il Partito Comunista decretato fuorilegge. Neruda si sente doppiamente ingannato: personalmente per aver diretto la campana elettorale di Videla e politicamente per la dura repressione attuata dal neo presidente verso i lavoratori, a discapito delle attese politiche sociali annunciate.

A questo punto Videla considera il suo ex collaboratore una grave minaccia e ne ordina l’arresto. Inizia così la fuga di Neruda con la moglie, mentre alle loro calcagna hanno sguinzagliato addirittura il Prefetto della Polizia. Naturalmente la guerra fredda ormai in atto non aiuta e le posizioni si radicalizzano, a discapito di chi non è al potere.

È durante questo suo stato di fuggitivo che il grande poeta scrive la sua opera memorabile: Canto General.

La leggenda di questo poeta in fuga, un Jean Valjean del ventesimo secolo inseguito da una sorta di moderno Javert, fa il giro del mondo scatenando la solidarietà di intellettuali e artisti, Pablo Picasso in testa.

Il regista mostra uno straordinario fascino verso il comunista e poeta Neruda, lo stesso fascino che prova il prefetto incaricato di arrestare il fuggitivo. Probabilmente la stessa ammirazione che Steven Soderbergh ha dimostrato verso il suo personaggio nella realizzazione del biopic su Che Guevara.

Poi, nella realtà, sappiamo come è andata. Una vita di clandestinità ed esilio, tra meravigliose poesie scritte e nostalgia del suo Paese. Arrivò a soggiornare persino a Capri e Michael Radford con Massimo Troisi hanno raccontato questo breve periodo nel film Il postino, opera testamento dell’attore napoletano. Neruda tornò in patria nel 1972 e l’anno successivo finì i suoi giorni in ospedale, a Santiago.

Sulla sua morte aleggia ancora un’ombra di mistero. Morì a causa del tumore alla prostata o fu ucciso tramite un iniezione letale? Certo il fatto che la sua scomparsa data solo 22 giorni dal colpo di stato di Pinochet apre la porta a qualsivoglia dietrologia.

Il film è stato presentato al FESTIVAL DI CANNES 2016 nella Quinzaine des Réalisateur.

BB, IL MITO di Marcello Moriondo

Non avevo una preparazione specifica. Non recitavo: ero il personaggio che stavo interpretando. Se si trattava di una commedia diventavo allegra e di buonumore. Un dramma invece avrebbe potuto distruggermi.” Brigitte Bardot.

Bastavano due lettere puntate, due consonanti gemelle e già sapevi di cosa si stesse parlando. Era sufficiente dire BB E tutti riportavano alla mente l’immagine di un volto aggraziato, da adolescente. Due labbra carnose che quando sorridevano lasciavano trasparire ai lati due simpatiche fossette. Quando non rimanevano chiuse, formando la tipica espressione che mi piace chiamare “a broncetto”, mostravano la preminenza dei due maggiori incisivi. Due occhioni scrutatori che tradivano l’interesse a tutto ciò che la circondava, anche durante la recitazione. I capelli ondulati, fluttuanti, raccolti, sciolti, a trecce o a caschetto. Una chioma che da bruna diventò, per esigenze di copione, bionda. Era il 1956 e il regista Steno (nome d’arte di Stefano Vanzina) metteva in scena il film Mio figlio Nerone con Brigitte nei panni di Poppea. Pare che la cortigiana romana fosse bionda, per cui BB cambiò colore alla sua chioma. Il nuovo look le piacque tanto da ufficializzarlo per il futuro.

Ora ha 92 anni, vive nella sua proprietà, La Mandrague, circondata dai suoi cari amici animali.

Nel libro Io, Brigitte Bardot, la parte iconografica è di gran lunga preminente. Lo scrittore Henry-Jean Servat si sofferma soprattutto sulle mise dell’attrice e sugli stilisti che ne hanno rafforzato il mito. Anche se, a onor del vero, se Dieu créa la femme, è BB Stessa che crea la propria immagine, che sceglie e inventa capi d’abbigliamento, in qualche caso spianando la strada a qualche stilista alle prime armi. “Mi vestivo nello stesso modo in cui mi pettinavo, seguendo solo la voglia del momento”, spiega Brigitte. E suo marito Roger Vadim, regista del film disse: “Proprio perché non è un prodotto creato dalla fantasia di qualcuno, Brigitte ha saputo scandalizzare, sedurre, far nascere uno stile nuovo, diventare sex symbol in tutto il mondo”.

Ed ecco che nel libro si parla del suo incontro con Coco Chanel, dopo aver visto l’abito indossato da Delphine Seyrig in L’anno scorso a Marienbad di Alain Resnais, scritto nel 1961 da Alain Robbe-Grillet. Oppure di quando è andata da Hubert de Givenchy perché le piacevano le sue creazioni: “Condividiamo, disse lui, la stessa passione per gli animali”. Poi Pierre Cardin, che nel 1965 ha disegnato i costumi per Viva Maria! di Louis Malle: “Ricordo la voce così particolare di Brigitte, il suo animo artistico e il suo splendore da abbronzata”. Per Paco Rabanne era la reincarnazione di Elena di Troia, ma lei si considerava più Lorelei, la mitica ondina della leggenda germanica, che utilizzava la malìa sirenica per sedurre i marinai. È divenuto celebre e imitatissimo l’abito in tessuto vichy a quadretti rosa che l’attrice fece confezionare a Jacques Esterel per il suo matrimonio con Jacques Charrier nel 1959. Poi Christian Dior e Yves Saint Laurent. Tutti gli stilisti erano affascinati da lei.

Si citano anche le trasgressioni nell’abbigliamento, che allora fecero scalpore, se non scandalo. Il bikini mozzafiato, ridotto di stoffa rispetto le convenzioni del periodo; i pantaloncini quasi “inguinali”, che negli anni ’50 anticipavano gli hot pants del 1970. Anche se afferma di non essere mai stata scandalosa, è stata anche la prima donna, nel 1967, a presentarsi a un ricevimento ufficiale dell’Eliseo in completo pantalone. BB Era invitata nella residenza dell’allora presidente francese Charles de Gaulle dallo scrittore André Malraux, Ministro della Cultura di quel governo.

Il mondo della cultura si spese non poco. Nel 1960 Simone de Beauvoir le dedicò un volumetto: “La Garbo era detta “la Divina”; la Bardot, al contrario, è del tutto terrestre”. Il filosofo Edgar Morin: “Non ha un’unica espressione come dicono, ma due: quella erotica e quella infantile.” Françoise Sagan disse che “BB non aveva bisogno di niente e di nessuno per essere BB. Il cinema era solo un pretesto.” Il grande Jean Cocteau ebbe a dire di lei: “Il destino l’ha collocata al posto giusto, dove si confondono sogno e realtà”. Marguerite Yourcenar la considerava “oltremodo coraggiosa, nella sua difesa della natura e degli animali, tanto più che, troppo spesso, è stata per questo motivo oggetto di ironia”. “È una delle prime donne veramente moderne, diceva Andy Warhol, capace di trattare gli uomini come oggetti sessuali, comprarli e poi buttarli via”.

Non poteva mancare Serge Gainsbourg, che per lei, dopo una notte d’amore folle scrisse Je t’aime, moi non plus: “Alla sua bellezza non aggiunge nient’altro che un po’ d’essenza di Guerlain nei suoi capelli”:

Dirk Bogarde, suo partner in Un dottore in alto mare di Ralph Thomas, tratto dal romanzo di Richard Gordon, fu categorico: “L’effetto Bardot? Un puro incantesimo”. E Woody Allen: “Sono profondamente convinto che non esista niente di più bello sulla terra”.

Diverse attrici e cantanti ne imitavano l’aspetto, l’abbigliamento, lo stile di vita. “Tutte noi abbiamo allegramente copiato il suo stile.” ha scritto Mylène Demongeot. E Marisa Berenson lo conferma: “È stata l’ispiratrice di un’intera generazione”. L’incontro con Sylvie Vartan: “La prima volta che ho visto Brigitte sono rimasta impressionata dalla sua grazia e dalla sua bellezza sfacciata.” E Pamela Anderson: “È stata e resta per me un modello di vita, impegno ed energia”.