TRUE LOVE? di Marcello Moriondo

Che dire dell’amore quotidiano raccontato da Gaspar Noé in LOVE? Ho letto recensioni accattivanti; giustificazioni che ne farebbero quasi un’opera d’arte; “il coraggio disinteressato, che non pensa al botteghino ma solo alla sua visione interiore del sesso quotidiano”. Per favore! Io posso essere accusato di tutto meno che di moralismo. Certo, non posso dire che LOVE è un film noioso, il sesso esplicito in tutti i suoi risvolti riempie la scena per quasi due ore, circa il 90% della sua durata. Gli attori sono gradevoli d’aspetto, come si conviene in inquadrature del genere. La storia, questo amore disperato, raccontato in flashback a ritroso, un po’ come il regista già fece con IRREVERSIBLE, ha un senso narrativo, ma non basta a togliere i dubbi di esposizione pornografica gratuita atta a provocare, sì, ma soprattutto a richiamare spettatori assai curiosi (come la maggior parte degli accreditati al Festival di Cannes che non vedevano l’ora) in sala.

LA NUOVA MORALE FIRMATA WOODY ALLEN di Marcello Moriondo

L’insegnante, la collega, l’allieva. Un triangolo perfetto. O forse no.
Abe (Joaquin Phoenix) raggiunge la sua cattedra di filosofia al Braylin College accompagnato dalle note del Ramsey Lewis Trio in “The ‘In’ Crowd”. Il brano di Billy Page serve anche per introdurre i caratteri degli altri protagonisti. La futura collega di Abe, Rita (Parker Posey); la loro allieva Jill (Emma Stone); il ragazzo di Jill, Roy.
Abe è un uomo distrutto, con la classica bottiglietta di whisky sempre a portata di mano, nella tasca interna della giacca. Non ha alcun interesse affettivo, sessuale, di socializzazione o professionale. Le sue lezioni sono pregne di negatività mista ad amore e odio rispetto gli autori che cita e soffre di romanticismo devastante: “Si sa che i romantici trovano romantico il suicidio”. Insomma, il classico romanticone ombroso che fa perdere la testa alle ragazze con la naturale inclinazione della crocerossina.
Rita è una moglie insoddisfatta, il suo matrimonio è in stand-by, in attesa che qualcosa o qualcuno decreti la fine dei giochi. Beve troppo e fuma troppa erba. Quando arriva Abe le pare di intravedere uno spiraglio aprirsi verso una nuova possibilità di vita.
Roy adora Jill, è molto apprensivo e ha paura di perderla. Sapendola al college, la ammonisce: stai attenta al fascino di qualche carismatico professore, una giovane studentessa, può innamorarsi facilmente.
Jill naturalmente giura il suo amore indiscusso per Roy. Ci crede davvero e rassicura il suo uomo: la fiducia non deve venire meno e non sono così ingenua.
Com’era prevedibile, Rita parte all’assalto della nuova preda e seduce Abe, che la segue a letto giusto perché deve, ma con prestazioni scadenti a misura delle sue inesistenti motivazioni.
Nonostante i buoni propositi e il suo amore per Roy, Jill, che si dimostra la miglior allieva di Abe, è attratta sempre più dal suo insegnante, di cui condivide i risvolti filosofici e la passione per determinati autori. Oltre che miglior studente del suo corso diventa anche la sua miglior amica. Gli scambi poetici e letterari tra loro diventano sempre più frequenti Poi la sindrome da crocerossina prende il sopravvento e l’amicizia si trasforma in amore. Lui, pur abbastanza preso da lei, inizialmente la respinge, ma è il caso ad accelerare gli eventi: una conversazione tra estranei ascoltata casualmente strappa Abe dalla sua apatia, offrendogli un’occasione per riscattare la propria vita con un’azione pericolosa e criminale da lui ritenuta “giusta”. Parallelamente ritrova il vigore sia sessuale che sentimentale, con Rita e con Jill, distruggendo definitivamente il matrimonio della prima e il fidanzamento della seconda.

Woody Allen riporta con molto più humour le tematiche filosofiche già espresse in CRIMINI E MISFATTI e MATCH POINT, rivalutandone l’aspetto morale.
Ancora una volta si ipotizza sul “delitto perfetto” e sull’opportunità di delazione. Se non era giusto denunciare ai nazisti i nascondigli degli ebrei, tipo Anna Frank, è giusto denunciare un delitto eseguito per soccorrere una donna in gravi difficoltà, vittima di un’ingiustizia, tanto più se la perseguitata stessa è all’oscuro di questo crimine?
Tra sospetti, investigazioni e sotterfugi non manca una citazione più o meno consapevole a IL VEDOVO di Dino Risi del 1959 con Alberto Sordi e Franca Valeri.

Al solito la musica, quasi esclusivamente di repertorio, caratterizza l’opera di Allen. Ramsey Lewis è dominante: “Questa musica possiede un tempo e un’energia che si accorda molto bene alle immagini, spiega Woody, i personaggi guidano o camminano al suo ritmo”. Oltre a “The ‘In’ Crowd” ascoltiamo “Wade in the Water” e “Look-A-Here”. Poi “Angel in the Snow” di David O’Neal, “Good to Go” da Daniel May Jazz Combo, “Let Me Call You SweetHeart” e “Over the Waves” da Paul Eakins, “Darn That Dream” da Jimmy Bruno Trio. Ci sono anche almeno tre variazioni di “Preludio e Fuga” di Johann Sebastian Bach.

UNDICI DONNE E UN MUSEO, A PARIGI di Marcello Moriondo

In 11 DONNE A PARIGI (titolo originale SOUS LES JUPES DES FILLES) percorriamo la città con disinvoltura, senza le paure cui i tromboni mediatici ci hanno abituati, anche perché è stato girato nel 2014. I giudizi in Francia sono stati tutto sommato positivi. Il film è stato apprezzato soprattutto dal pubblico femminile, che probabilmente si è identificato, in varie misure, nei personaggi raccontati dalla regista: la casalinga, l’oca, la donna in carriera, la lesbica, la paranoica, la frigida, la stressata, la romantica, la tradita, l’insoddisfatta… Caratteri diversi per raccontare una storia tutta al femminile, a partire dalla realizzatrice, Audrey Dana e dalle interpreti, da Isabelle Adjani a Letitia Casta. Brava nel personaggio della “carrierista” Vanessa Paradis e notevole, al solito, Sylvie Testud, che meritava un ruolo meno marginale. Gli uomini sono di contorno, le classiche “spalle” su cui le protagoniste appoggiano le loro vicende. Seppure a tratti il film può sembrare volgare nei dialoghi che affrontano l’argomento “sesso” in modo esplicito, contestualizzando il linguaggio alle situazioni personali delle 11 donne, il tutto assume una valenza realistica. Inoltre la fonetica originale francese addolcisce certi termini che tradotti possono disturbare orecchie sensibili. Il flash mob finale al Trocadéro, con la Tour Eiffel sullo sfondo, che la regista ha ideato per omaggiare l’Otto marzo, vale da sé il prezzo del biglietto.
Sempre a Parigi, grazie a Aleksandr Sokurov, vediamo, all’interno del più famoso museo del mondo, Napoleone e la mitica Marianne materializzarsi, mentre si disquisisce sulla conservazione delle opere d’arte durante l’occupazione tedesca. È FRANCOFONIA – IL LOUVRE SOTTO OCCUPAZIONE. L’arte e la bellezza contro la follia delle armi e delle guerre.