L’amore, l’amicizia, la lotta partigiana

Il partigiano Milton e la sua questione privata

di Marcello Moriondo

Una questione privata

di Paolo e Vittorio Taviani

Con Luca Marinelli nei panni di Milton – Valentina Bellè nei panni di Fulvia – Lorenzo Richelmy nei panni di Giorgio.

Secondo Italo Calvino, Una questione privata, pubblicato postumo, è il più riuscito e onesto tra quelli che raccontano la Resistenza. Più di quelli di Elio Vittorini, Cesare Pavese e dello stesso Calvino. Nulla togliendo a scrittrici che hanno fatto lo stesso percorso, come Renata Viganò, Giovanna Zangrandi, Alba de Céspedes.

In tutti gli scritti di Beppe Fenoglio che parlano della Resistenza è evidente l’imparzialità sugli eccessi della guerra, pur rimanendo nella convinzione che la parte giusta era sicuramente quella dei partigiani.

Si racconta, inframmezzata con la quotidianità della vita partigiana, della tormentata storia d’amore di Milton per Fulvia, ma anche per la sua terra, le Langhe, la sua città, Alba.

Il film dei Fratelli Taviani riprende il libro partendo proprio dalle Langhe piemontesi, la loro nebbia. Il partigiano Milton si ritrova nella casa in cui ha vissuto il suo segreto amore per Fulvia. Ma apprende che la ragazza aveva una relazione col suo migliore amico, Giorgio, anche lui sui monti sopra Alba. Tormentato dalla passione, Milton vuol sapere la verità da Giorgio, che nel frattempo è stato fatto prigioniero dai tedeschi. Una storia biografica di Beppe Fenoglio con flashback che inframmezzano la vita della Resistenza col passato nella villa di Fulvia, piena di cultura, dove si traduce Cime tempestose di Emily Brontë, si ascolta Over the Rainbow dal film Il mago di Oz cantata da Judy Garland.

Una questione privata è l’ultimo film di Paolo e Vittorio Taviani, prima della morte di Vittorio nell’aprile del 2018. Da sempre impegnati, fanno ormai parte della storia del cinema. Ci hanno raccontato il risorgimento e altri vari percorsi della storia del nostro Paese, soffermandosi sul periodo della resistenza come in La notte di San Lorenzo e Fiorile. Ma anche la letteratura li ha sempre appassionati: Goethe con Le affinità elettive; Shakespeare con Cesare deve morire; girato in carcere, Meraviglioso Boccaccio.

Cannes onora Delon

Palma d’oro a Delon

di Marcello Moriondo

Il 72° Festival international du Film de Cannes (14-25 maggio 2019) consegnerà la Palme d’or d’Honneur, cioè il premio alla carriera, al veterano Alain Delon.

Delon, oltre che un apprezzato attore in patria, è sicuramente una star internazionale, amata molto anche in Italia, dove ha lavorato per grandi registi e autori del nostro cinema.

Visconti l’ha voluto nel 1960 in Rocco e i suoi fratelli, girato a Milano, poi nel capolavoro tratto da Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo (1963). Nel frattempo aveva recitato in L’eclisse di Michelangelo Antonioni.

Nel 1972 Valerio Zurlini lo portò a Rimini per realizzare il personaggio che più ho amato di Delon: il professore di La prima notte di quiete.

IL VERDETTO

THE CHILDREN ACT – IL VERDETTO

di Richard Eyre

con Emma Thompson, Stanley Tucci

105′ Gran Bretagna, 2017

dal libro di Ian McEwan

“Quando una corte formula una delibera in merito all’educazione e allo sviluppo di un minore, il benessere del minore stesso deve essere considerato come prevalente e prioritario” (The Children Act – Codice dei minori, 1989.)

La moglie di Shelley

Mary, la Creatura

di Marcello Moriondo

A raccontare cinematografMary, la Creaturaicamente frammenti della vita di Mary Godwin, in arte Mary Shelley, nata alla fine del secolo diciottesimo e vissuta fino alla metà di quello successivo, ci aveva già pensato Ken Russell nel 1986 con il suo Gothic. Il film di Russell si incentra soprattutto sul soggiorno di Mary, del poeta Percy Shelley, suo compagno e la sorella di lei Claire ospiti di Lord Byron e il dottor Polidori a Ginevra, nella villa Donati, dove si consumerà la fatidica notte che letterati e storici raccontano con non poche controversie. Russell scatena il suo cinema visionario creando un’atmosfera da incubo, con apparizioni demoniache e messaggi dall’oltretomba.

La regista saudita Haifaa al-Mansour, al contrario, sviluppa una ricostruzione abbastanza verosimile, pur mantenendo il sapore gotico cui normalmente vengono descritti i personaggi. Infatti il cimitero è uno dei luoghi preferiti nel quale rifugiarsi, scrivere o condurvi un amico. Non a caso il primo appuntamento con Percy è fissato proprio al cimitero, e il primo bacio in una chiesa, al termine di un atto sacrilego. Al camposanto è riservato solo il secondo bacio. Inoltre Mary ama parlare delle persone care morte. La madre in principio, poi la figlia.

La mancanza dell’affetto matermo è mostrata tramite l’amore che Mary riserva al libro I diritti delle donne scritto da sua madre, la scrittrice filosofa Mary Wollstonecraft, morta dopo soli 10 giorni dal parto.

Legge molto, Mary, attingendo alla biblioteca del padre, il filosofo William Godwin. Quest’ultimo pare apprezzare queste letture, quelle che definisce “grandi opere”, tra cui traspare “I racconti di Canterbury” di Geoffrey Chaucer.

Mary vorrebbe uscire dallo stereotipo della sua epoca, che la relega in un ruolo già sancito dal potere maschile dominante.

Crede di aver trovato la sua ancora di salvezza nell’incontro con Percy Shelley, ma ben presto si accorge che nonostante le parvenze di apertura del poeta, il suo ruolo nella coppia torna ad essere quello prestabilito. Non basta l’essere additata quale amante di un uomo sposato con prole, ma deve acconsentire ai capricci di lui; attenderlo in casa mentre Percy dilapida i pochi soldi incassati con le poesie; dargli una figlia anch’essa poi vittima tragica della fuga dai creditori.

Finché arriva l’invito del poeta romantico Lord Byron nella villa di Ginevra. Qui incontra il medico di Byron, Polidori, che da subito mostra di condividere diverse affinità con Mary. Inutile dire che questo suscita la gelosia di Percy. Altro oggetto di fascino per la scrittrice è il quadro che campeggia nel soggiorno della villa ginevrina, “L’incubo” dello svizzero Johann Heinrich Füssli, un pittore molto apprezzato dalla madre di Mary. È lo stesso quadro che fece da affiche al film di Ken Russell, quello che rappresenta un demone accovacciato sul ventre di una donna e un cavallo sullo sfondo.

Ma Mary è attratta anche dal galvanismo, cioè dall’effetto che l’elettricità può fare su di un corpo inanimato. Tale pratica, scoperta da Luigi Galvani, colpisce Mary, affascinata dalla scarica elettrica che stimola i nervi di un animale morto, dandogli una parvenza di vita. Che sia possibile riportare in vita una creatura morta? si chiede. Magari anche un un essere umano, chissà.

In questo contesto si arriva a quella notte misteriosa, attraversata da violenti temporali, la notte del regolamento di conti, dove finalmente si getta la maschera dell’ipocrisia e della convenienza. L’ambiguo e cinico Byron si rivela per quel che è, umiliando l’illusa sorella di Mary, Claire. Polidori mostra di tenere più dei suoi compagni letterati alla scrittura, sfornando in poche ore il suo manifesto letterario, Il vampiro, cui Byron saccheggerà la firma e i diritti editoriali. È anche la notte della dipartita della moglie di Shelley, Harriet, che annega suicida.

Ma è anche la notte del riscatto per Mary. Essendo figlia di due scrittori di tal tempra, l’antesignana del femminismo e l’ispiratore dell’anarchismo, non poteva esimersi dalla propensione alla scrittura, il talento che nei giorni successivi la porterà a far scaturire dalle mani del dottor Frankenstein la creatura che le darà la fama.

Naturalmente il periodo non era favorevole alla pubblicazione di un romanzo da parte di una donna e inizialmente uscì anonimo, con la sola prefazione di Percy Shelley.

Come nel suo celeberrimo romanzo, Mary è la “creatura” inconsapevole, risvegliata dal torpore di una vita di sudditanza, in un ambiente cupo e maschilista, che si riscatta e ribella verso chi l’ha creata tale, che l’ha rinchiusa in un ruolo che le sta stretto.

E l’appagamento può avvenire solo con il riconoscimento del suo ruolo di autrice di Frankenstein.

A indossare nuovamente costumi d’epoca dopo L’inganno, nei panni di Mary Shelley troviamo Elle Fanning. Percy Shelley è Douglas Booth.