A SPASSO COL ROMPISCATOLE di Marcello Moriondo

È in sala I Babysitter, primo film dello sceneggiatore Giovanni Bognetti. Il film si basa su Babysitting, diretto dai francesi Nicolas Benamou e Philippe Lacheau (anche co-sceneggiatore e interprete), campione d’incassi in patria.

La versione italiana rispetta abbastanza quella francese, a parte la variazione di ruolo di alcuni personaggi e la moltiplicazione dei babysitter a sostegno del terribile Remo (Davide Pinter). Così, Quando Andrea (Francesco Mandelli) riceverà l’incarico di occuparsi del figlio del suo dispotico datore di lavoro Porini (Diego Abatantuono), si troverà accanto gli amici Aldo (Paolo Ruffini), Mario (Andrea Pisani), Ernesto (Luca Peracino) e l’agognata Sonia (Simona Tabasco).

Non mi soffermo sull’opportunità di fare un rifacimento di un film francese (negli Usa ne sono usi da sempre), che in Italia ha un suo percorso, magari anche pregevole, tipo ll nome del figlio di Francesca Archibugi, remake di Cena tra amici, improbabile titolo dall’originale Le Prénom. Quello che conta a questo punto è scoprire la risposta degli spettatori. Se devo tener conto delle code lunghissime di auto provenienti dai centri limitrofi di Pioltello, nell’hinterland milanese, per raggiungere il cinema UCI, il mercoledì dei 2 euro, quando passava in anteprima il film, probabilmente sarà un successo.

La scelta di Bruno Gambarotta nella parte del vecchietto di Up è sicuramente azzeccata.

Ma vediamo come hanno risposto ad alcune domande i realizzatori del film.

Come mai hai scelto di esordire con questo lavoro, dato che del film cui è ispirato è già uscito in Francia un sequel?

GIOVANNI BOGNETTI: Essendo esordiente come regista, potevo scegliere. Maurizio Totti, cui avevo chiesto di fare una regia, ha visto la versione francese, gli è piaciuta e pensava che una versione italiana potesse essere una buona occasione per esordire. Io sono molto contento, la struttura funzionava bene e il film è divertente. Colorado Film ne ha comprato i diritti…

MAURIZIO TOTTI: …anche del seguito, in maniera precauzionale. Sarebbe pazzesco che arriva qualcun altro e ci fa il sequel.

Quindi calcolate lo stesso successo che ha avuto BABYSITTING in Francia.

MAURIZIO TOTTI: Calcolare no, però è buona cosa anche immaginare il bicchiere mezzo pieno e non pensare sempre che le cose potrebbero andare male.

Una domanda a Francesca: come ti sei trovata in questo ruolo, e che rapporto hai avuto con il resto del cast?

FRANCESCA CAVALLIN: Mi sono divertita molto, perché io e Diego, mio marito nel film, rappresentiamo due borghesi con degli scheletri nell’armadio, che escono allo scoperto durante il prosieguo della storia.

Io sono entrata nel cast in punta di piedi, poiché questo è un gruppo molto rodato, per cui quando si entra in un gruppo così è sempre un’incognita. Anche se non ho fatto molta commedia, devo dire che mi sono trovata benissimo. La Colorado è una famiglia, per cui è stato bello essere ricevuti in questo modo e quindi è stato più facile per me lavorare, proprio perché in presenza e in compagnia di persone che sono dei grandi professionisti. Con loro c’era la giusta leggerezza, che non vuol dire prendere la cosa alla leggera, è un lavoro, ovviamente. Però era la giusta leggerezza per fare una commedia nel miglior modo possibile.

Ho imparato divertendomi, ovviamente facendo cose con serietà e professionalità, in un contesto che non poteva essere migliore di questo.

Nella versione francese, il padre del ragazzino è un editore, qui è un agente sportivo. Di chi è stata l’idea?

GIOVANNI BOGNETTI: è stata mia l’idea. A parte che è una cosa che il pubblico italiano può comprendere bene e quindi creare delle gag divertenti, non c’era molto spazio, perché nel film francese, la passione del ragazzo per il mondo dei fumetti è raccontata molto brevemente e diventa superficiale, quindi forse non aveva molto senso inserirla.

MAURIZIO TOTTI: Se pensiamo a Raiola che ha guadagnato 20 milioni di euro in un giorno grazie al trasferimento di Paul Pogba dalla Juventus al Manchester United, un procuratore sportivo, che muove parecchio denaro ci sembrava una figura più adatta. Ci sono grandi editori ma non uno specifico che possa essere punto di riferimento per il personaggio.

Sonia e Andrea sono legati a una canzone che poi cantano al karaoke. Perché la scelta dei Jackson 5?

GIOVANNI BOGNETTI: Perché era anche in Babysitting e mi sembrava che funzionasse. Guarda, quello che funzionava nel film francese l’ho mantenuto nella nostra versione. È in qualche modo una canzone romantica e tiene un buon ritmo

 

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L’AMORE NEGATO di Marcello Moriondo

 

JULIETA

di Pedro Almodovar

con E. Suarèz, A. Ugarte, R. De Palma, P. Castro

Francia 2015, 103′

Julieta decide di lasciare Madrid per trasferirsi in Portogallo insieme al compagno. L’incontro con un’amica di sua figlia Antía, che le racconta di averla incontrata recentemente, le fa cambiare idea, coll’evidente disappunto del compagno. Si riappropria dell’appartamento dove viveva con la figlia una quindicina d’anni prima, poi ricompone una foto strappata, quasi a ricongiungere il sofferto passato, che già stava lasciandosi alle spalle, col presente intriso di speranza.

La speranza che la figlia torni, dopo 13 anni in cui aveva fatto perdere le sue tracce. Nell’attesa Julieta ripercorre, tramite la scrittura di lettere ad Antía, naturalmente inevase, tutti i passaggi che l’hanno portata a essere questa novella Penelope, con la figlia-Ulisse da troppo tempo lontana da casa. Il passato riemerge, dall’incontro con quello che sarà il padre di Antía, fino al giorno della separazione.

Diventa evidente l’amore materno intriso di sensi di colpa e l’amore negato di una figlia durante 13 anni di separazione.

Il film di Almodovar è passato in concors quest’anno al Festival di Cannes.

Alberto Iglesias firma la colonna sonora di JULIETA, ma al suo interno passa anche la struggente Si no te vás da Chavela Vargas.