GILLES JACOB LASCIA IL FESTIVAL DI CANNES di Marcello Moriondo

Il 67° Festival di Cannes, che si terrà dal 14 al 25 maggio 2014, sarà l’ultimo presenziato da Gilles Jacob. Infatti, secondo statuto, la sua presidenza nel Consiglio di Amministrazione del Festival scade il primo di luglio, se pur Jacob resterà in seguito Presidente Onorario.
A scrutinio segreto è stato eletto futuro Presidente Pierre Lescure, giornalista, uomo d’affari e cofondatore delle Éditions de Minuit.

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CANNES 2014: JANE CAMPION PRESIDENTE DELLA GIURIA di Marcello Moriondo

Jane Campion sarà Presidente della giuria della 67a edizione del Festival di Cannes.
La regista, produttrice e sceneggiatrice neozelandese, è stata l’unica donna alla regia a vincere La Palma d’Oro. La prima volta nel 1986 per il delizioso cortometraggio Peel e in seguito per Lezioni di piano nel 1993. Con quest’ultimo film, Jane Campion si è portata a casa anche l’Oscar per la migliore sceneggiatura.

IL FESTIVAL DI CANNES OMAGGIA GRACE KELLY di Marcello Moriondo

Grace Kelly ci ha lasciato trentadue anni fa e sarà omaggiata il 14 maggio, in prima mondiale, grazie al film Grace de Monaco di Olivier Dahan, che aprirà fuori concorso il Festival di Cannes.
Dalle prime indiscrezioni, il film dovrebbe raccontare il travaglio delle grande attrice, divenuta principessa di Monaco dopo il matrimonio con Ranieri, costretta, (se non consenziente), ad abbandonare la carriera di attrice, coronata dall’Oscar, proprio all’apice del successo.

Resiste addirittura alle avance cinematografiche di Alfred Hitchcock, che l’avrebbe voluta per Marnie. Hollywood deluso e opinione pubblica divisa. Ma la famiglia e il prestigio vincono.

I panni di Grace li indossa Nicole Kidman, Tim Roth è Ranieri III, mentre Maria Callas è incarnata da Paz Vega.

BLOODSONG di Marcello Moriondo

Un altro amante si mette in viaggio nell’universo! La vita… si muove! Come tutte le persone tristi, sono un poeta.” Allen Ginsberg, 1944.
Ci fu un’epoca in cui uscirono allo scoperto i massimi esponenti della cosiddetta BEAT GENERATION. Mentre la “caccia alle streghe” del famigerato senatore McCarty era in pieno svolgimento, Lawrence Ferlinghetti, l’editore poeta, pubblicò un libro già uscito in Inghilterra: Urlo, il manifesto poetico del nuovo corso letterario, firmato da Allen Ginsberg. Era il 1957. Per questo, quasi che il successo di quest’opera fosse una colpa, Ferlinghetti fu arrestato e processato. A difendere pubblicamente il libro, entrò in scena. Tra gli altri, il poeta Gregory Corso. Quasi contemporaneamente venivano pubblicati Sulla strada di Jack Kerouac e Il pasto nudo di William Burroughs. Da quel momento, i profeti del nuovo corso letterario erano, più o meno, esposti al giudizio pubblico.
Inutile dire che Urlo, Sulla stada e Il pasto nudo erano destinati a diventare film.
Ma dov’erano i nostri eroi 13 anni prima? Di Ginsberg, Kerouac e Burroughs si sa che frequentavano la Columbia University di New York. E passarono ai disonori della cronaca per una brutta vicenda legata al loro amico Lucien Carr.
Il titolo italiano, al solito, tradisce l’originale, ma l’essenza rimane. Questi giovani ribelli, che avrebbero contribuito in seguito a variare il corso della letteratura e del costume, pensavano di potersi immergere in qualsivoglia trasgressione, di poter violare le regole senza conseguenze. Avevano fondato con Lucien Carr il circolo Poetico/letterario chiamato dei “libertini”, che faceva riferimento al poeta Walt Whitman, tanto amato da Ginsberg. A questo punto è inevitabile l’accostamento con L’attimo fuggente e alla “setta dei poeti estinti”. Come nel film di Peter Weir, Carr salta sul banco della biblioteca declamando però non Whitman, ma Il tropico del Cancro di Henry Miller.
È in questo clima che che l’insegnante David Kammerer si innamora del giovane Carr. È un amore ossessivo, che raggiunge i tratti che oggi abbiamo riassunto nel termine inglese “stalking”. Se Kerouac e Carr fossero riusciti a imbarcarsi per la Francia, forse Kammerer avrebbe vissuto più a lungo. Ma tant’è: le cronache d’epoca ci hanno trasmesso quello che avremmo preferito evitare di leggere.
Per conoscere meglio le circostanze degli accadimenti narrati, sarebbe opportuno leggere Bloodsong, il libro in cui Allen Ginsberg percorre il suo periodo alla Columbia University. James Grauerholz, ha eseguito una ricerca meticolosa, raccogliendo scritti di Ginsberg d’epoca, diari, trascrizioni di dialoghi, descrizioni di sogni, parole in libertà, ma soprattutto utilizzando il romanzo autobiografico incompiuto The Bloodsong. Nel romanzo, in cui si evidenzia il percorso letterario dei Ginsberg, tramite i suoi colpi di fulmine per determinati autori, Allen racconta dell’incontro con Carr e Kammerer, fino alla tragedia annunciata. Mancano probabilmente diversi capitoli della seconda parte, ma il finale è già scritto, lucido e dirompente.

AL VILLAGE CON IL GATTO di Marcello Moriondo

A quasi un anno dal grande successo di critica e pubblico e dal Gran premio della Giuria al Festival di Cannes, esce A proposito di Davis (Inside Llewyn Davis) di Joel & Ethan Coen.

L’idea arriva dal libro che Dave Van Ronk ha scritto con Elijah Wald: “The Mayor of MacDougal Street”. Si parla di una particolare epoca della storia della musica folk e della sua ambientazione a New York nel Greenwich Village. Si tratta del periodo di transizione che c’è, secondo Wald, tra Pete Seeger e l’avvento di Bob Dylan.

Non era ancora scoppiato il business discografico per questa particolare musica e gli artisti che si esibivano nelle taverne del Village si barcamenavano come potevano, dormendo magari sul tappeto in casa di amici, come faceva Phil Ochs e lo stesso Wald a casa di Van Ronk o come fa Davis (Oscar Isaac) nel film, oggi qui, domani là. Soprattutto da Jean (Carey Mulligan) e Jim (Justin Timberlake), una coppia alla Paul and Paula. Difficilmente gli artisti di quel periodo riuscivano a vivere solo con la musica, i produttori erano diffidenti, i discografici raramente accoglievano questi personaggi in sala di registrazione. Wald cita alcuni esempi, come quasi unici. Cindy, Oh Cindy, The Banana Boat Song, entrambi incisi dai The Tarriers, gruppo che con Roger Sprung registrò anche Tom Dooley. Poi sappiamo che il successo vero lo ebbero Eddie Fisher con Cindy, Oh Cindy; Harry Belafonte con Banana Boat; The Kingston Trio con Tom Dooley. Altro raro caso di produzione discografica di allora, Le Kossoy Sisters, la cui I’ll Fly Away è nella colonna sonora di Fratello, dove sei? Dei Coen.

È in questo clima che vediamo “galleggiare” Davis. Da una casa all’altra, per il Village alla ricerca di un posto per passare la notte, con un gatto rosso in braccio, rimasto chiuso fuori con lui dalla casa di un amico. Sempre alla ricerca di ospitalità, ma anche alla ricerca di denaro per sopravvivere, e per pagare l’interruzione di gravidanza di Jean.
La sorella gli consiglia di imbarcarsi per guadagnare qualcosa con la marina mercantile, ma la sua anima è legata alla musica. Ascolta i propri long playing invenduti. Assiste a un concerto cui partecipano anche Jean e Jim, per l’occasione a tre voci e chitarra, tipo Peter, Paul and Mary con Five hundred miles di Hedy West, che in Francia e in Italia conosciamo come J’entends siffler le train, cantata da Richard Anthony, ma firmata sul vinile da Jacques Plante. Il suo discografico non scuce un dollaro e non lo fa più incidere. Registra giusto Please, Mr. Kennedy con Jim per sostituire un chitarrista, niente di più.
Decide quindi di andare a Chicago da Grossman, il produttore. L’audizione non è male, ma come spiega Grossman, con questa musica non si campa. L’unica è tornare al village, per un’esibizione che probabilmente sarà l’ultima. Mentre esce dalla caverna, a segnare la fine di un’era, che i tempi stanno cambiando, sale sul palco la silhouette di Bob Dylan che canta, come già avveniva nel finale di The Wanderers di Philip Kaufman.

È un film che affronta il disagio esistenziale di questo artista con un’ironia come solo i fratelli Coen sanno raccontare. La musica, le immagini e l’interpretazione degli attori fanno il resto.

Il gatto rosso è in qualche modo uno dei protagonisti, Vive almeno quattro delle sue nove vite. Gira per le strade di New York, in metropolitana e in auto senza un miagolio. Fugge di casa e rivive nel gatto trovato scambiato per lui. É di nuovo abbandonato su un’auto in compagnia di John Goodman che dorme. Fugge ferito, investito dalla macchina che Davis guida. Torna alla sua casa, da dove era rimasto chiuso fuori, felice nelle braccia di chi vive con lui. Non a caso si chiama Ulisse.
Garrett Hedlund, reduce dal personaggio di Neal Cassady, continua il suo percorso On the Road, guidando da N.Y. Verso Chicago, prima di essere arrestato dalla stradale.
John Goodman è il passeggero dell’auto, pesante, malato, affaticato e rancoroso.
L’album Inside Llewyn Davis, LP invenduto, è ispirato come grafica e titolo a Inside Dave van Ronk. Essendo anche cantante, Isaac interpreta tutti i brani di Davis.Struggente il brano Shoals of Herring di Ewan MacColl che canta a suo padre nell’ospizio.

Oscar Isaac canta diversi brani, accompagnandosi con la chitarra: Hang me, oh hang me; The death of Queen Jane; Dink’s song; Green green Rocky Road; Cocaine; Shoals of herring; Please please Mr. Kennedy, quest’ultima con Justin Timberlake. Carey Mulligan, Timberlake e Stark Sands cantano Five hundred miles . Ci sono anche alcuni pezzi classici, il Requiem di Mozart, la Ballata N° 2 di Chopin, la Sinfonia N° 4 di Mahler, la Pastorale di Beethoven, una Romanza di Schumann. Chiude in bellezza Bob Dylan con Farewell.