C’ERA UNA VOLTA IL WESTERN

CORSI DI LINGUAGGIO CINEMATOGRAFICO del CINECIRCOLO JEANNE MOREAU

C’ERA UNA VOLTA IL WESTERN – Curatore MARCELLO MORIONDO

SPAZIO DUGNANA – Via ALDO MORO, 19 – IL GIOVEDÌ – ORE 21

5 € PER TESSERA ANNUALE ASSOCIATIVA

Info: tel. 340 8828004 – mail: marcellomoriondo@libero.it

2 ottobre 2014 ore 21
SFIDA INFERNALE di John Ford con Henry Fonda, Linda Darnell
USA 1946 – 97′
La mitica sfida tra i fratelli Clanton, spalleggiati dai McLaury, e i fratelli Earp, fiancheggiati da Doc Holliday.

9 ottobre 2014 ore 21
UN DOLLARO D’ONORE di Howard Hawks con Jihn Wayne, Dean Martin
USA 1959
Wayne e Martin si battono per la giustizia, appoggiati dal giovane Ricky Nelson. Un capolavoro.

16 ottobre 2014
BUTCH CASSIDY di George Roy Hill con Robert Redford, Paul Newman
Usa 1969 – 112′
Butch Cassidy e il fido Sundance Kid: quando Redford e Newman facevano coppia fissa sullo schermo.

23 ottobre 2014 ore 21
PAT GARRETT E BILLY THE KID di Sam Peckinpah con James Coburn, Kris Kristofferson
Usa 1973 – 110′
Bob Dylan accompagna, col suo volto stralunato e la sua meravigliosa musica, il destino di due aminemici.

30 ottobre 2014 ore 21
DJANGO UNCHAINED di Quentin Tarantino con Jamie Foxx, Christoph Waltz
USA 2013 – 165′
Tarantino riscrive, stravolge e politicizza gli “spaghetti western” con la loro musica, senza sconfessare il suo naturale stile.

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AL VILLAGE CON IL GATTO di Marcello Moriondo

L’idea arriva dal libro che Dave Van Ronk ha scritto con Elijah Wald: “THE MAYOR OF MACDOUGAL STREET”. Si parla di una particolare epoca della storia della musica folk e della sua ambientazione a New York nel Greenwich Village. Si tratta del periodo di transizione che c’è, secondo Wald, tra Pete Seeger e l’avvento di Bob Dylan.
Non era ancora scoppiato il business discografico per questa particolare musica e gli artisti che si esibivano nelle taverne del Village si barcamenavano come potevano, dormendo magari sul tappeto in casa di amici, come faceva Phil Ochs e lo stesso Wald a casa di Van Ronk o come fa Davis (Oscar Isaac) nel film, oggi qui, domani là. Soprattutto da Jean (Carey Mulligan) e Jim (Justin Timberlake), una coppia alla Paul and Paula. Difficilmente gli artisti di quel periodo riuscivano a vivere solo con la musica, i produttori erano diffidenti, i discografici raramente accoglievano questi personaggi in sala di registrazione. Wald cita alcuni esempi, come quasi unici. CINDY, OH CINDY, THE BANANA BOAT SONG, entrambi incisi dai The Tarriers, gruppo che con Roger Sprung registrò anche TOM DOOLEY. Poi sappiamo che il successo vero lo ebbero Eddie Fisher con CINDY, OH CINDY; Harry Belafonte con BANANA BOAT; The Kingston Trio con TOM DOOLEY. Altro raro caso di produzione discografica di allora, Le Kossoy Sisters, la cui I’LL FLY AWAY è nella colonna sonora di FRATELLO, DOVE SEI?, sempre dei Coen.
È in questo clima che vediamo “galleggiare” Davis. Da una casa all’altra, per il Village alla ricerca di un posto per passare la notte, con un gatto rosso in braccio, rimasto chiuso fuori con lui dalla casa di un amico. Sempre alla ricerca di ospitalità, ma anche alla ricerca di denaro per sopravvivere, e per pagare l’interruzione di gravidanza di Jean.
La sorella gli consiglia di imbarcarsi (già in uso tra gli artisti della BEAT GENERATION) per guadagnare qualcosa con la marina mercantile, ma la sua anima è legata alla musica. Ascolta i propri long playing invenduti. Assiste a un concerto cui partecipano anche Jean e Jim, per l’occasione a tre voci e chitarra, tipo Peter, Paul and Mary con FIVE HUNDRED MILES di Hedy West, che in Francia e in Italia conosciamo come J’entends siffler le train, cantata da Richard Anthony, ma firmata sul vinile da Jacques Plante. Il suo discografico non scuce un dollaro e non lo fa più incidere. Registra giusto PLEASE, MR. KENNEDY con Jim per sostituire un chitarrista, niente di più.
Decide quindi di andare a Chicago da Grossman, il produttore. L’audizione non è male, ma come spiega Grossman, con questa musica non si campa. L’unica è tornare al village, per un’esibizione che probabilmente sarà l’ultima. Mentre esce dalla caverna, a segnare la fine di un’era, che i tempi stanno cambiando, sale sul palco la silhouette di Bob Dylan che canta, come già avveniva nel finale di THE WANDERERS di Philip Kaufman, allora con THE TIMES THEY ARE A CHANGIN’.
È un film che affronta il disagio esistenziale di questo artista con un’ironia come solo i fratelli Coen sanno raccontare. La musica, le immagini e l’interpretazione degli attori fanno il resto.
Il gatto rosso è in qualche modo uno dei protagonisti, Vive almeno quattro delle sue nove vite. Gira per le strade di New York, in metropolitana e in auto senza un miagolio. Fugge di casa e rivive nel gatto trovato scambiato per lui. È di nuovo abbandonato su un’auto in compagnia di John Goodman che dorme. Fugge ferito, investito dalla macchina che Davis guida. Torna alla sua casa, da dove era rimasto chiuso fuori, felice nelle braccia di chi vive con lui. Non a caso si chiama Ulisse.
Garrett Hedlund, reduce dal personaggio di Neal Cassady, continua il suo percorso ON THE ROAD, guidando da N.Y. Verso Chicago, prima di essere arrestato dalla stradale.
John Goodman è il passeggero dell’auto, pesante, malato, affaticato e rancoroso.
L’album INSIDE LLEWYN DAVIS, LP invenduto, è ispirato come grafica e titolo a INSIDE DAVE VAN RONK. Essendo anche cantante, Isaac interpreta tutti i brani di Davis.Struggente il brano SHOALS OF HERRING di Ewan MacColl che canta a suo padre nell’ospizio.
Oscar Isaac canta altri brani nel film, accompagnandosi con la chitarra: HANG ME, OH HANG ME; THE DEATH OF QUEEN JANE; DINK’S SONG; GREEN GREEN ROCKY ROAD; COCAINE; PLEASE PLEASE MR. KENNEDY, quest’ultima con Justin Timberlake. Carey Mulligan, Timberlake e Stark Sands cantano FIVE HUNDRED MILES . Ci sono anche alcuni pezzi classici, il REQUIEM di Mozart, la BALLATA N° 2 di Chopin, la SINFONIA N° 4 di Mahler, la PASTORALE di Beethoven, una ROMANZA di Schumann. Chiude in bellezza Bob Dylan con FAREWELL.

LA PASSIONE VIEN BALLANDO

di Marcello Moriondo

“Tutte le famiglie felici sono simili tra loro; ogni famiglia infelice lo è a modo suo.”

Ci voleva il coraggio di Joe Wright per portare sullo schermo l’ennesima versione di Anna Karenina di Lev Tolstoj. Il regista britannico, ormai specializzato nella riduzione cinematografica di drammi passionali, dopo Orgoglio e pregiudizio, da Jane Austen e Espiazione da Ian McEwan, si è avvalso ancora una volta dell’ormai consolidata Keira Knightley per il ruolo di protagonista.

Il primo ostacolo, per Wright, era la scenografia. La ricostruzione d’epoca portava a location ormai stra-sfruttate. Per uscire dall’impasse il regista ha deciso di uscire dai canoni tradizionali e girare il tutto in un solo teatro, dove l’ambientazione cambia a seconda della situazione da rappresentare. Inoltre il taglio narrativo viene sconvolto e la rappresentazione avviene sotto forma di rassegna teatrale contaminata dalle musiche e dal ballo.
La storia quindi si confonde con le scenografie di Sarah Greenwood e le coreografie di Sidi Larbi Cherkaoui. I musicisti entrano in scena e scandiscono i tempi; le passioni e il compimento dei drammi che coinvolgono i vari protagonisti sono accompagnati dai passi di danza musicata da Dario Marianelli, dove i primi piani espressivi spesso sostituiscono i dialoghi. Sul palco o in platea, quando escono dalla stanza/palco si trovano in un altro locale dietro le quinte, quando non nei camerini o sospesi trai cavi.
Certo, rappresentare uno dei personaggi più sfruttati dal cinema, rischiava di suscitare i soliti paragoni tra presente e passato, utilizzando a sproposito il termine “remake”, improprio quando l’opera si ispira a un testo letterario.

Wright si è reso sicuramente conto dell’impossibilità di portare sullo schermo quello che Fëdor Dostoevskij ha definito “un’opera d’arte assolutamente perfetta” un libro di quasi 1000 pagine. Data la consistenza del malloppone era inevitabile eliminare diversi personaggi nonché numerosi passaggi indispensabili per tracciare una visione della Russia di quel periodo. Per cui la scelta effettuata con lo scrittore sceneggiatore Tom Stoppard è stata di attenersi quasi esclusivamente alla storia adulterina di Anna con Vronsky. Certo, altri personaggi importanti sono rimasti nella sceneggiatura con i loro drammi amorosi, Karenin, Stiva e Dolly, Levin e Kitty.

Poco si percepisce del fermento politico presente nell’opera di Tolstoj. Il malcontento della società e i germi della rivoluzione (siamo tra il 1873 e il 1877) nei dialoghi che avvengono soprattutto in campagna e nelle parole del fratello di Levin; l’uso normale del divorzio, da noi arrivato solo 100 anni dopo; le forti contraddizioni sulla fede religiosa, accompagnate dall’ipocrisia bigotta dell’alta società.

Se consideriamo che Anna Karenina è uscito a puntate descrivendo, tramite i suoi personaggi, quello che accadeva in Russia in quegli anni, si comprenderà che qualsiasi riduzione cinematografica, anche la migliore (per me quella del 1935 di Clarence Brown con Greta Garbo) non può che sminuire il le parole che l’autore ci ha trasmesso tramite i suoi scritti.

ECCO IL CINEFORUM AUTUNNALE DI PIOLTELLO: MUSICA E LETTERATURA

OGNI LUNEDÌ, UCI CINEMAS PIOLTELLO, ORE 21,00, 4,00 € INFO: marcellomoriondo@libero.it

LUNEDÌ AL CINEMA

MUSICA E LETTERATURA
di Marcello Moriondo
Da oltre 100 anni il cinema si nutre di letteratura. Romanzi più o meno famosi, premi Nobel, biografia, poliziesco, romantico, dramma, tragedia e commedia. Nulla è stato risparmiato dalla settima arte. Quindi stravolgimento in immagini di capolavori come Anna Karenina o spunti di cronaca come nel film di Egoian. Per non parlare del nuovo corso, ispirato ai manga giapponesi. D’accordo, nel passato c’erano Barbarella e Baba Yaga, quindi le saghe infinite dei supereroi, ma il manga contiene un linguaggio completamente differente, che affascina sorprendentemente noi occidentali.
Anche la musica accompagna il cinema dalle sue origini. Prima suonata in sala ai tempi del muto, poi quasi indispensabile col sonoro, fino a diventare protagonista nei musical, nei biopic tipo quello su Liberace, o che racconta un’epoca musicale come nei film dei Coen, quando non rende omaggio, tramite Clint Eastwood, alle mitiche band degli Anni ’60.
E spesso le due cose, musica e libri, si amalgamano, regalandoci delle opere indimenticabili.

22 settembre 2014 – ANNA KARENINA (ispirato a Tolstoj e scritto da Tom Stoppard)
di Joe Wright con K. Knightley, J. Law – UK 2012 – 130′
Singolare riduzione del celeberrimo romanzo. Balletti, quadri e, naturalmente, amore e tradimento.

29 settembre – A PROPOSITO DI DAVIS (ispirato a THE MAYOR OF MACDOUGAL STREET di Dave Van Ronk e Elija Wald)
di Joel & Ethan Coen con O. Isaac, C. Mulligan – Usa/Francia 2013 – 105′
Nel momento in cui il folk, negli Usa, sta cedendo il passo ai nuovi autori, Davis cerca di resistere.

6 ottobre C’ERA UNA VOLTA A NEW YORK
di James Gray con M. Cotillard, J. Phoenix – Usa 2013 – 120′
1921. Ewa arriva con sua sorella, da emigrante, al centro di smistamento di Ellis Island, a New York

12 ottobre – DIETRO I CANDELABRI (dal libro di Scott Thorson e Alex Thorliefson)
di Steven Soderberg con M. Douglas, M. Damon – Usa 2013 – 118′
Si racconta del virtuoso, stravagante Liberace, pianista, attore, personaggio televisivo tra gli Anni ’50 e i ’70.

20 ottobre – GRACE DI MONACO (dalle biografie)
di Olivier Dahan con N. Kidman, T. Roth – Usa/Francia/Belgio/Italia 2014 – 103′
Il travaglio di una donna che soffre di nostalgia per la vita precedente e deve a un certo punto decidere.

27 ottobre – JERSEY BOYS (dal musical omonimo)
di Clint Eastwood con J. Lloyd Young, E. Bergen – Usa 2014 – 134′
Si racconta dell’ascesa e della conseguente caduta dell’iconico gruppo rock ‘n’ roll, The Four Seasons.

3 novembre – COSE NOSTRE – MALAVITA (dal libro di Tonino Benacquista)
di Luc Besson con R. De Niro, M. Pfeiffer – Usa/Francia 2013 – 111′
Il principale pentito di mafia statunitense, sotto protezione dell’Fbi, si rifugia con la famiglia in Francia.

10 novembre – VENERE IN PELLICCIA (dalla piece di David Tves, ispirata a Sacher-Masoch)
di Roman Polanski con M. Amalric, E. Seigner – Francia/Polonia 2013 – 96′
Due personaggi per una piece che strizza l’occhio a un classico, che a sua volta ha ispirato una patologia psicanalitica.

17 novembre – DEVIL’S KNOT – FINO A PROVA CONTRARIA (dal libro di Mara Leveritt)
di Atom Egoian con R. Witherspoon, C. Firth – Usa 1913 – 114′
Tre ragazzini vengono assassinati brutalmente, forse vittime di un rito satanico tra adolescenti.

24 novembre – OLDBOY (dal manga di Garon Tsuchiya e Nobuaki Minegishi)
di Spike Lee con J. Brolin, E. Olsen – Usa 2013 – 104′
Quando un regista del calibro di Lee si accosta al fumetto giapponese, non può che sorprendere.