Grazie, Stanley

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JACKIE

un film di Pablo Lorrain

con Natalie Portman, Peter Sarsgaard

91′ USA, Cile, 2016

Premio per la Miglior Sceneggiatura al Festival di Venezia

Il coraggio di una vedova

di Marcello Moriondo

Dallas, 22 novembre 1963. Il Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy é raggiunto da diversi proiettili mentre sfila tra la folla sull’auto con la moglie Jacqueline.

È proprio su quest’ultima, nell’interpretazione da Oscar di Natalie Portma, che si concentra il lavoro del quarantaduenne regista cileno Pablo Lorrain. Come già in Neruda, ci racconta in modo intenso un percorso nella vita di un personaggio tanto famoso quanto chiacchierato: Jaqcqueline Kennedy, detta Jackie.

A una settimana dall’assassinio del Presidente, la vedova Jackie chiama al telefono un giornalista di Life Magazine, Theodore H. White. Gli chiede di andarla a trovare. Da quell’incontro esce un’intervista esclusiva, frutto di un colloquio di circa quattro ore.

Lei, disgustata da come i media e gli uomini influenti, per primo il neo Presidente Johnson, hanno raccontoto gli avvenimenti degli ultimi giorni, l’immagine di Jack e il loro rapporto.

È un fiume in piena, Jackie. Racconta la tragedia; il ritorno con il feretro sull’Air Force One; l’indossare il famoso tailleur intriso di sangue “perché tutti vedano cosa gli hanno fatto: Dallas era tapezzata dalle immagini di John ricercato vivo o morto”. Poi il problema di come raccontarlo ai due figlioletti, John John e Caroline, che dovrebbero festeggiare i rispettivi compleanni subito dopo i funerali. Parla di Bob, di quanto le sia stato vicino. Lei accanto al marito fino alla sua morte, sarà anche (ma questo il film ancora non può dirlo) al capezzale dello stesso Bob cinque anni dopo e lo vedrà spirare.

Viene evidenziato il suo ruolo predominante (nonostante le forti pressioni degli organi di sicurezza e dello stesso Johnson) nella realizzazione coreografica dei funerali, dopo aver visionato i grafici della cerimonia dedicata a Abramo Lincoln.

La realizzazione è suggestiva e coinvolgente. La ripetuta commozione di Jacqueline durante l’intervista, i flashback inseriti grazie a uno splendido montaggio, Le scene reali di repertorio che si frappongono, quando non si intersecano, alle immagini di finzione.

Dal film, e quindi dalle parole di Jackie, traspare la sua profonda conoscenza per l’arte e la Storia dei precedenti presidenti degli Stati Uniti, con una ammirazione per la vedova di Lincoln, che vorrebbe emulare.

La canzone dominante è Camelot, dal musical omonimo, ma è evidente che lei non avrebbe mai potuto essere Ginevra, come John Kennedy, detto Jack, non sarebbe mai diventato Artù.