Ben venga maggio

IL MIO GODARD

di Michel Hazanavicius

con Louis Garrel, Stacy Martin

102′ Francia 2017

Dal libro Un an après di Anne Wiazemsky

 

Ben venga maggio

di Marcello Moriondo

Anche se avete chiuso le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere ci mordevano il sedere
lasciandoci in buonafede massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate, voi quella notte voi c’eravate.
 (Fabrizio De André)

Anne Wiazemsky ci ha lasciati lo scorso autunno. Scrittrice, attrice e regista francese, nel 2015 ha scritto il libro autobiografico Un an après, da cui il regista Michel Hazanavicius (Premio Oscar per The Artist) ha tratto Il mio Godard, in competizione al Festival di Cannes 2017.

In realtà, i libri da cui è tratto il film sono due. La prima parte, quella ambientata nel 1967 è ispirata a Un anno cruciale (in originale Un an etudiante), e racconta l’incontro tra Anne e il regista simbolo della Nouvelle Vague. Poi quello successivo, Un an après, appunto, cioè il 1968.

Lei, 19 anni, viveva con la mamma a casa del nonno, lo scrittore François Mauriac, che inizialmente disapprovava la sua relazione con Godard. L’attrice, ormai moglie del regista, abita ora nel quartiere latino, in rue Saint-Jacques.

Nella Parigi alla vigilia della rivolta studentesca li troviamo con i loro amici: Jean-Pierre Bamberger, agente segreto per la Resistenza e attore all’occasione, e la sua compagna Michèle Rosier, stilista nonché regista e sceneggiatrice (nel 1973 Anne sarà George Sand del suo George qui?)

E poi il maggio. Le manifestazioni, gli scontri con la polizia, il Festival di Cannes interrotto. Tutto gira intorno all’amore controverso di Anne e Jean-Luc. Lei anche fin troppo condiscendente, lui irascibile e scorbutico, in contraddizione con le sbandierate idee di rivoluzione maoista.

Girato in pellicola, come era in uso da Godard (anche se ora si è convertito al digitale 3D), il film è intessuto di citazioni da opere letterarie, politiche, filosofiche, e cinematografiche, quindi gli improvvisi titoli didascalici e le scritte sui muri a dividere le immagini, poi le sporadiche escursioni nel bianco e nero, soprattutto in alcune sequenze d’intimità coniugale.

Louis Garrel aveva interpretato il sessantotto in The Dreamers – I sognatori di Bernardo Bertolucci e a seguire quello di suo padre Philippe in Les amants réguliers, girato sulle ceneri del set di Bertolucci.

La musica del periodo accompagna le varie sequenze. Magic moments da Renato Carosone fa da sottofondo alla furiosa lite in auto, tra Cannes e Parigi. Azzurro da Celentano, sempre in auto con Annie Girardot e cantata poi al ristorante dal cast di Il seme dell’uomo di Marco Ferreri. Quando calienta el sol la ascoltiamo con uno sguardo sul mare della costa azzurra. E poi Brassens, Gillespie, Mozart, Strauss.

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