“Il primo di settembre del 1997, la mattina di buonora, eravamo in sala a Venezia. Nell’attesa dell’inizio del film, stavamo confrontando le opinioni sulla proiezione della sera precedente, quando un collega arrivò dicendo: “Indovinate chi ci siamo tolti dai coglioni stanotte?”. Iniziò un toto-defunto abbastanza grottesco. Per lo più si pensava a un politico scomodo, dati i toni usati dal nostro informatore. Da Andreotti a Berlusconi, da Bruno Vespa a Emilio Fede. Qualcuno suggerì persino Cicciolina e Pannella. Il peggio delle speranze inconfessabili venivano espresse tramite i candidati all’obitorio. Quindi la rivelazione: Lady Diana Spencer. Tutti mi aspettavo, tranne lei. Naturalmente ora con la tecnologia informatica avanzata quell’episodio che ho raccontato può sembrare incredibile, ma allora eravamo un po’ meno soffocati da network e social network. L’anno successivo ricordavo questo episodio mentre in aprile mi trovavo a Parigi. La città si preparava a ospitare i campionati mondiali di calcio. Il color dorato stava per invadere la città. Dove erano già passati i verniciatori, tutto brillava di luce ambrata. Palloni finto oro, decorazioni sui ponti e sui parapetti della senna, cancelli municipali verniciati di nuovo. Spiccava la Fiamma della Libertà, cosparsa di oro fresco, proprio sopra il tunnel dell’Alma, dove Lady D. e il suo compagno Dodi Al-Fayed persero la vita. La Fiamma dorata era il dono statunitense alla Francia in occasione del restauro della Statua della Libertà, avvenuto nel 1989. Tutt’attorno alla Fiamma, sull’erba, c’erano fiori e biglietti di ogni genere, atti a omaggiare il mito della “Principessa triste”. Era un tributo simile, anche se ovviamente in miniatura, a quello che circondava le cancellate di Buckingam Palace. Ma si sa, durante i festival la vita esterna prosegue regolarmente e le cattive notizie giungono prontamente. Come quando la sera del 3 settembre del 1982 un carabiniere all’ingresso del Casinò mi informò dell’assassinio del generale Dalla Chiesa. Poco dopo arrivarono anche le prime copie di La Repubblica del giorno dopo, con la notizia a caratteri cubitali.”

Da Come sopravvivere… di Marcello Moriondo

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