IL GEMELLAGGIO di Marcello Moriondo

Quando un festival cinematografico annoia, vuoi per prodotti soporiferi, vuoi perché edizioni come quella che celebra il 70° di Cannes è inferiore rispetto alle aspettative, a un certo punto arriva quello che la maggior parte degli accreditati commenta come: finalmente un po’ di sesso.

Ben venga quindi un film già classificato dai media come “scandalo”. Se poi a girarlo è un autore come François Ozon sappiamo che nulla è delegato al voyeurismo gratuito.

È il caso dell’inquietante L’amant double, tratto dal libro di Joyce Carol Oates. C’è la giovane Marine Vacth (la Giovane e bella dello stesso regista) in analisi dal terapeuta Jérémie Renier (che Ozon ha già utilizzato in Amanti criminali) ed è subito transfert.

Il film è tutto un gioco di specchi e riflessi in cui il doppio è sempre presente, sia nella fase onirica che nelle sequenze reali.

Molte le strizzatine d’occhio, da Hitchcock a Cronenberg. Di quest’ultimo, citando Inseparabili, oltre il gioco gemellare, c’è un riferimento agli strumenti ginecologici che assomigliano a strumenti di tortura medioevale.

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